Inizio


Autori ed Opere


Ultime pubblicazioni

Sfumata natura...
GOOGLE MAPS...
La pazza...
HAIKU M...
Basterebbe ascoltare...
VERDE...
Specchio...
Alle labbra della no...
Ti aspetto...
FLOTTE DI PENSI...
Attimi d'incanto...
IL PIGIAMA DELL'OSPE...
Luce...
HAIKU 2...
Che pacchia!...
Suggestiva...
Caricare le parole ...
Tutti di corsa, in u...
Da dietro le grate...
Il vento della vita...
Lorenzo il Bislacco...
Verrà quel giorno...
Gabbiano Nel Blu...
Salmastra...
Carta che ride...
La sensibilità è una...
Cerchiamo...
Vista sul golfo di T...
Nebbie...
Val d’Ultimo....
Dolce luna...
RISURREZIONE E S...
Haiku 12...
Chi pur nell'ira la ...
Conte e il topo assa...
Cielo incommensurabi...
Il Consenso...
I capricci della scr...
Il lento fluire del ...
LUNA...
Un tempo...un mondo....
Punti di vista...
Come un randagio...
Post meridiem...
SCRIVERE LIBERA D...
PROGETTO ESTETICO (C...
Le chiavi del paradi...
GROVIGLI DI SOSPIRI...
NeRA...
La realtà percepita ...
Haiku...
La calunnia...
A TUTTE LE DONNE...
L\'unica verità...
Questo è il Natale...
GENTILEZZA...
IL MITE PORTINAIO...
Conserviamo la genti...
HAIKU 1...
Femminicidio...
Far del giorno...
La luce vince l'ombr...
GRIDARE MI FA BEN...
Scegli la Vita...
Sole o pioggia?...
DOVE FINISCE IL CIEL...
C'era una volta il r...
Colmi...
Un sogno anelato...
Le domande di Nicola...
Dove tutto ebbe iniz...
n° 28 (R/P)...
Oggi scrivo di te...
Il green pass cultur...
La malinconia è una ...
Ci sono sogni che mu...
Leggera...
Qual è la nazionalit...
Altrove ......
IL TEMPO FATTO ...
La panchina di front...
Un solo attimo...
Poi...
Guardo l'acqua......
L'altra metà del Cuo...
Lunghe passeggiate t...
Anima mia...
Creare, immaginare, ...
L'attimo dopo...
Sul bordo di un terr...
Gino...
PROGETTO ESTETICO (C...
Il mio tempo...
n° 24 (R/P)...
Una sera in Plaza de...
Ci amavamo...
nulla...
Ignoto pensiero...
Le tue parole...
Luminarie ingannatri...

Legenda
= Poesia
= Racconto
= Aforisma
= Scrittura Creativa


Siti Amici


martiniadriano.xoom.it lecasedeipoeti.blogspot.com



PROGETTO ESTETICO (Cristo-Baldo Show) - PARTE 1 di 2

A Robin Cook.
Tutto si svolse in un solo giorno. Accadde in un'unica serata, quella di sabato, che 4 ragazzi, assieme al solito Pietro, come sempre l'impertinente – malcapitato di turno – affiancato da un suo vecchio compagno e altri 2, scoprirono una verità che cambiò per sempre le loro vite, nonché la morale, il pensiero e lo studio della medicina moderna occidentale, e della società. Sabato di fine maggio 2021 – ore 10. Mick e Nicky dall'Itis della città scrivono ad Albert e Ronny del Mendel situato fuori. Manca John che però al Mendel non era presente – avrà di nuovo marinato la scuola assieme ai colleghi campagnoli, oppure non si sarà svegliato? Discutono ancora su quello strano ragazzo un po' troppo invecchiato che fuma i sigari, secco, dall'atteggiamento tirato, i capelli cotonati sempre più assenti, dall'abbigliamento pregiato – chiaro, ma col carattere schivo, ombroso. Insomma un mafioso. Non a caso fu soprannominato Pablo Escobar. Ma quei pochi e ignoti che avevano avuto la Pazienza, nonché l'Interesse – di quello andato perduto di generazione in generazione – di Conoscerlo, sapevano benissimo che fosse un ragazzo buono, dagli occhi d'or e di rara purezza. Ma a questi fregava ben poco di tutto ciò. Pablo – cioè Pietro, era semplicemente nel centro del (loro-) mirino: un personaggio scomodo nel paese che doveva essere tagliato via. Non sopportavano l'idea di vederlo in giro per il Loro paesino – che poi era anche il suo. “Ma guarda 'sti ragazzini, che cervello rettiliano che si ritrovano!” continuò a ripetersi Pietro, riferendosi a quell'istinto sempre andato in voga nell'uomo o più precisamente nei soggetti maschi – alfa. Fu quindi impossibilitato a passare per il proprio paese natale a certi orari, specie di notte fonda o nei pomeriggi dei week-end. Era abitudine di Pietro usare il più possibile la bici per risparmiare sulla “bega” (-cioè la benzina), ormai salita alle stelle dopo la pandemia del 2020. Ma agli occhi di questi ragazzacci, era solamente uno sfigato che dava solo peso alla vista di tutti loro. E le loro – eco – continuavano a moltiplicarsi da quella bella domenica di fine marzo, la prima di sole, mentre si ripuliva i suoi occhiali da sole annebbiati di sudore. Il caldo già iniziava a farsi sentire precocemente. Un'altra primavera, che avrebbe portato ad una nuova estate, a Loro dell'ultimo anno di scuola e pronti per il nuovo mondo – quello degli adulti, del lavoro, e a Pietro, imprigionato in uno – il Loro – che non doveva essere più il suo. Era del Novecento, già nella fascia dei 30 anni, e davvero non doveva c'entrare proprio nulla coi 2000 la – new generation – che, da quella domenica, non gli diedero più Pace. Erano le eco di insulti, minacce e bestemmie, per allontanarlo il più possibile dal loro paesino di frazione, ma non sapevano che fosse anche quello di Pietro, venuto al mondo almeno una decina d'anni prima di loro. “Gentaglia...” continuava a borbottare, polemizzando sempre con sé, schivo e timido. Di tutti i – mostri – che ci possano essere in giro, la gente se la prende sempre col più piccolo e innocuo, forse perchè più vulnerabile. Ma si ricordava sempre, più per auto-consolazione, che le “Aquile non volano a stormi”, intonando i versi della canzone. Sì, perchè presi ad uno ad uno, come progettava Pietro durante i suoi lamenti vendicativi, pensando ai “10 Piccoli Indiani”, sarebbero stati di sicuro degli Angeli – e infatti ebbe modo non di testarlo, ma semplicemente osservando quando capitava di incrociarli in giro – soli. Ma quasi sempre, furbi, si muovevano in branchi. “Che tortura! Già la vita è dura di per sé, e mò ci si mettono anche questi bambini!” continuò Pietro. Quale sarebbe stato l'errore di Pietro per far scatenare tutto questo? Quello di essersi avvicinato troppo a loro, in Amicizia s'intende. Li continuava a seguire per il paese, e soprattutto sedendosi sempre al tavolo di fianco nell'unico bar della frazione, felice perchè così uniti, coatti e perchè no – pure simpatici! Fin dal principio si promise di non cercarli, poi, forte la tentazione, fece il tragico errore di contattarli, seppur in forma anonima, nei social mica tanto sociali. Come in tutte le – cerchie – o ci stavi dentro o già eri tagliato fuori. E Pietro si maledì, condannando nuovamente se stesso per aver osato troppo quando doveva semplicemente fare nulla, escluso a prescindere ancora prima di averci perlomeno provato. “Tempi Moderni” si giustificò, riferendosi certamente a Charlot – ma una verità (-non quella del film), era che i tempi non erano affatto cambiati, e che l'uomo era sempre lo stesso da 10000anni: una iena! Pietro poteva contare solamente su una cosa soltanto: la propria gentilezza. Da quando era ritornato a vivere nel proprio paesino, lontano da certe dis-avventure fuori-porta, si fece – conoscere – dai propri compaesani, che prima non conosceva affatto, frequentando l'unico bar presente, oltre che la pizzeria di sabato sera, la caffetteria dove andava a far colazione o lo spuntino pomeridiano e via. Perfino nella cerchia più “stretta”, quella della chiesa che, nonostante un – quarto grado – iniziale, fu spontaneamente accettato condividendo interi pomeriggi del sabato al bar dell'oratorio, oltre alle funzioni religiose e gli eventi del paese. Ma c'erano cerchie molto più ristrette e restrittive cui Pietro ebbe già modo di conoscere negli anni precedenti – quelle appunto delle new generation. Anche qui gli fu impossibile entrarci (-e questa volta ancora prima di farsi Conoscere!) e farne parte, quanto disfarsene. Era quindi un solitario costretto, anche se andava continuamente in cerca di – Vita – amando la compagnia. Un “angelo nascosto” come amava definirsi, perchè buono e umile con tutti, a braccia aperte come il mare, anche se di mediterraneo aveva ben poco essendo un tipo anemico, pallido, con quella velatura di mistero che tanto ricordava quegli attori francesi anni60, che attirava certo troppe attenzioni. Da solitario Pietro aveva coltivato ben altre abitudini, e oltre all'impegno in musica, sviluppato dalle sue doti schizoidi più che artistiche (-motivo ulteriore per cui fu nel centro del mirino!), aveva la passione per gli edifici e i luoghi abbandonati. Uno fra i tanti: il vecchio ospedale della contea che dal 2010, col trasferimento in un'altra struttura più grande e moderna costruita dalla parte opposta della città, diventò una meta fissa non solo per gli zigani – ma anche di Pietro. Un impero di 8 padiglioni abbandonati situato poco fuori città, che Pietro iniziò subito a frequentare data la scarsa sorveglianza perchè più nessuno aveva interesse a realizzarci qualcosa di nuovo. Solamente 9 anni dopo Pietro riuscì a convincere il suo vecchio compagno di scuola oltre che di vita e di (dis-)avventure, Francesco, anche lui ai tempi delle medie con la passione per i luoghi e posti abbandonati, per fargli esplorare il suo “Mondo Nuovo” - che poi scopriranno essere oltre “1984”... Entrarono nel padiglione “D” spaccando con un martello la finestra di quello che pareva essere la stanza di un bagno o infermeria, senza romperla tutta, al minimo rumore che non generasse eco, dato che prima avevano scocciato con dell'americano la parte di vetro da rompere, per poi infilarci la mano e girare la maniglia interna dell'infisso. Poche acrobazie da un'altezza di 1m e 70 ed entrarono finalmente dentro. Per accedere al corridoio centrale, dovettero scassinare la porta di quello che alla fine era semplicemente uno sgabuzzino. Se Pietro era la mente, Francesco era il braccio. Un'eco sordo e ripetitivo si diffuse da quella porta appena aperta – finalmente erano dentro! Lo percorsero tutto sopra e sotto e collegandosi agli altri padiglioni grazie ai tunnel sotterranei. Pietro era quasi – incantato – nel trovarsi dentro dopo tutti quegli anni, e perlopiù in un posto dove non doveva affatto trovarsi. Era sabato 7/12 del 2019, di prima mattina, dopo aver fatto colazione nel bar di fronte. Manco progettassero una rapina in banca, erano eccitati all'idea di entrarci, guardando “l'impero perduto” dalla vetrata del caffè – è così che si tenevano giovani, entrambi. Le successive volte entrarono di notte, aiutati dall'illuminazione permanente dei giardinetti interni, delle corsie centrali e quelle delle trombe delle scale. Pietro, maestro del travestimento, aveva l'abitudine di – cadere – in qualche personaggio o ruolo, e in questo caso della “security”, impersonandolo con tanto di giubbino e cappello, procurandolo anche a Francesco, nel caso di problemi – spacciandosi per sorveglianti notturni. Capitava spesso che sentissero i cosiddetti – rumori di fondo – ma Francesco rassicurava il “companero” ansioso che erano spesso quei tipici suoni dei luoghi completamente deserti – o forse delle “presenze”? Si scusò Pietro, per la sua autosuggestione: vedeva fantasmi dove non ve n'erano. Capitò però, contrariamente alle rassicurazioni del braccio destro di Pietro, che sentissero qualcosa di più di un semplice rumore: ma strani “movimenti”, passi continui, che confermarono la presenza di altra gente – non erano proprio gli unici a trovarsi in quel vecchio ospedale, lì in quel momento! Francesco, conoscendolo, invitò ripetutamente Pietro a mantenere – la calma – seguendo i propri passi senza divagare come suo solito fare, catturato dall'ambiente. Insieme sembravano la copia perfetta di Stanlio e Ollio, tramutata ai giorni nostri. Avanzando per il padiglione “D” i 2 avventurieri avvertirono sempre più vicina la presenza di gente. E la conferma arrivò giusto qualche secondo più tardi quando udirono voci, oltre che passi – 2 per l'esattezza. Pietro fece per andarsene, ma Francesco girandosi lo bloccò e disse di aspettare un momento, incuriosito dalla presenza di 2 uomini, probabilmente medici, da quello che si dicevano. Allora si avvicinarono sempre più, di colonna in colonna, lungo il corridoio semi-illuminato del sotterraneo. Non essendoci porte ne “blocchi” videro nell'enorme stanza in fondo al tunnel che ricordava la – patologia – un sacco di contenitori, che Pietro ricordava dal film “Coma Profondo” essere quelli per il trasporto di organi umani. Finalmente riuscirono a vedere i 2 tizi: uno col camice bianco, e l'altro che pareva essere un corriere, pronto a smistare quei contenitori per le probabili spedizioni. Non capivano bene, essendo a distanza, ma pare che il medico, nei suoi termini, ripartisse delle sacche di sangue coi relativi gruppi, codici e sigle per i trasferimenti presso vari ospedali. Francesco suggerì quindi a Pietro di prendere il telefonino e registrare quello che stavano vedendo, ma non fece in tempo a finire quanto gli stesse dicendo che nel prenderlo dalla tasca gli scivolò a terra. “Sei un cretino!” rimproverò ad alta voce Francesco, mentre si prestavano a correre. Era l'inevitabile momento della fuga! Benché scesero nei sotterranei con le scale, per risalire, presero l'ascensore che trovarono aperto come se li stesse aspettando. Nel panico, Pietro premette il numero 5 anziché lo 0 che solitamente corrispondeva al piano-terra. Sapendo di essere seguiti, una volta arrivati al quinti piano, sotto il consiglio di Francesco, presero le scale ma fermandosi solamente al terzo e nascondendosi in uno stanzino buio, questo per confonderli facendogli perder traccia. Rimasero chiusi dentro finché non li videro andar via dalla finestra, il medico con una Maserati nera, il corriere invece con un furgoncino giallo con la “D” stampata sul lato, che corrispondeva al padiglione dove si trovavano, D come “Dream” o peggio, “Death” ironizzò all'indomani Pietro mentre faceva colazione a casa di Francesco, ereditata dal nonno, dalla parte opposta di dove si trovava il loro paesino natale, rispetto alla città, quella domenica mattina. E fu il week-end successivo che percorrendo insieme la statale della città quando Pietro notò la Maserati e fece frenare di colpo Francesco. Era parcheggiata davanti una enorme residenza apparentemente abbandonata. “Ok che di Maserati ce ne stanno poche in giro, ma come fai a dire che è proprio questa quella che abbiamo visto andar via dall'ospedale?” domandò Francesco. “La targa.” sorrise Pietro. “La targa – dal terzo piano?” - “Occhio di lince.” rispose soddisfatto Pietro. Un'antica villa da 3 piani, e un giardino di quelli poco curati ma con un grazioso stagnetto posto davanti l'ingresso e tante statue sparse per i vialetti, il tutto rinchiuso in una murata di 2mt, contornata da rampicanti. I 2 eroi dovettero fare un po' di acrobazie per vedere tutto quel grazioso panorama di cui non si erano mai accorti prima. “Ma tu ci avevi mai fatto caso a questo villone?” domandò curioso Pietro a Francesco. “Mai.” Ecco che le cose futili prendo via via importanza quando si incomincia prestargli attenzione. Da parte l'ingresso della villa, lungo il fianco, videro ancora quel furgone giallo con la “D” stampata. C'era un andirivieni del corriere e del medico che caricavano sul camion quei contenitori, assieme ad uno nuovo sempre in camice – magari un'assistente. Poi questa nuova persona recuperò la Maserati del medico davanti al carraio per portarla sull'altro fianco della villa e i 2 ragazzi dovettero fare il giro fuori dalla murata per poi vedere un – qualcosa – avvolto in un lenzuolo bianco macchiato di sangue che veniva caricato in auto, con l'aiuto dello stesso medico. “Andiamocene via, e subito!” ordinò Francesco. “Ma aspetta!” reclamò Pietro. “T'ho detto che dobbiamo andarcene di qua!” - “Ma vediamo almeno dove lo porta!” - “Sai cosa si dice della gente? Meno cose si sanno, meglio è – e questo è troppo!” rimproverò Francesco al curioso Pietro, per poi continuare a casa sua: “C'è un giro che non mi piace. E' troppo questo, e di certo non voglio finire nei guai – per una tua curiosità!” - “Ah, non ti vuoi compromettere eh?!” Così Pietro, solito a mettersi nei guai per la sua spiccata curiosità, tipica dei bambini, continuò da solo e già in settimana, perso nei meandri del nuovo ospedale della città per una visita, vide il solito furgoncino parcheggiato fuori e, approfittando in un momento di assenza del noto corriere, si avvicinò di corsa e aprì uno dei famosi contenitori dove poté notare della presenza di sacche contenti sangue o organi – non capiva bene, in mezzo a tutto quel ghiaccio ma, allontanandosi subito per evitare pericoli, ebbe una mezza idea di cosa ci fosse dietro tutto quel giro. Da quel 2019 sino ad oggi Pietro cercò, nonostante il lavoro e tutte le distrazioni, a star dietro a questo – caso – soprattutto quando informò le autorità per denunciare il probabile – traffico di organi – senza che questi lo presero minimamente in considerazione, anzi scherzandoci sopra. Vide gli stessi – movimenti – ripetersi tutte le volte, specie nei week-end nelle sere fra il venerdì e il sabato, e il sabato e la domenica con un bel via-vai fra la villa e l'ospedale vecchio abbandonato, mentre in settimana con le – spedizioni – all'ospedale nuovo della città e in altri della zona, come ebbe modo di vedere Pietro quando aveva la fortuna nei pomeriggi post-lavorativi di incrociare il furgoncino e di seguirlo per ogni destinazione. C'era qualcosa dal principio che non gli era chiaro – o forse aveva già capito tutto ma anche lui non ci voleva credere pienamente, dato che sapeva benissimo che si nutrisse molto di... fantasia. Mancava il perchè, azzardando appunto al traffico di organi, ma soprattutto il come – come si procurava tutto ciò, dato che da 2 anni a questa parte Pietro notò che gli strani movimenti aumentarono sempre più. Così come aumentarono gli insulti e i richiami di quelli che lui stesso definì “bifolchini” nel proprio paesino natale. Certo qualcuno li avrà informati della costante presenza di Pietro in paese, lui che aveva pensato di vivere tranquillo, adagiato, e amato da tutti i suoi compaesani. Ma Pietro li ignorò sempre, che di pesi ne aveva già troppi ed era troppo occupato per questo caso – non voleva ulteriori distrazioni. Arrivò Francesco in suo – aiuto – passando una serata lì nella piazzetta dove anche loro era stati ragazzi, e come lo erano tuttora, mettendosi entrambi 2 cappelli texani recuperati nella casa ereditata dal nonno, tanto da ricordare la coppia del film “I Segreti di Brokeback Mountain” esibendosi al bar del paese con uscite del tutto improvvisate: “Guarda che mi stai venendo addosso, Francesco!” - “Sì, mi piace venirti addosso!” - “Sì, ma non in faccia, eh!” lasciando tutti bocca aperta – “bifolchini” compresi. Non mancarono ulteriori minacce, fotografati di nascosto e... l'ansia di Pietro: “Guarda che Quelli ci stanno fotografando...” per poi aggiungere: “Ehm, guarda che quelli stanno andando a chiamare il capo-branco!” e farsi rispondere da un energico Francesco, che alla pari di Robin Williams, continuò lo – show – facendosi sentire apposta: “Ma tu ti spaventi di questi bambini? Ma fanno ridere! Ti do un consiglio Pietro: cambia ambiente, non ne vale la pena!” Francesco era così – un grande. Pietro poi, girandosi, avvertì Francesco: “Guarda che ci stanno seguendo alla macchina!” e lui si girò intonando a tutti loro: “If you wanna be my lover...” beccandosi solamente bestemmie per poi farsi raggiungere apposta e cosa inaspettata a Pietro: farsi stringere la mano, per poi chiedere di suonare ripetutamente il clacson per far rumore. Partirono applausi e urlate di euforia. “Basta saperci fare, coi ragazzini.” confermò Francesco. Pensare che Pietro stava progettando di prenderli uno ad uno come fece Rambo nel bosco... E poi c'era il capo branco, John, che quel sabato mattina ne denunciarono la scomparsa. Fu lui a cui Pietro cercò di avvicinarsi invano dalla prima volta, perso nell'alcool, quando lo vide nel bar la prima volta che ci entrò per la prima sbronza, nel gennaio 2019. E forse per questo che Mick, Nicky, Albert e Ronny, venuti a saperlo probabilmente dallo stesso John, lo puntarono così tanto per toglierselo dai piedi, e non solo dalla propria – cerchia – ma dal loro paesino – che poi era anche il suo, e di Francesco! Il giorno prima, venerdì, ritornando in bici dalla casa di Francesco che si preoccupò, assieme a dei suoi vecchi compagni delle superiori, di distrarre Pietro dalla – solitudine – si fermò nuovamente alla “Casa della Morte” per continuare le sue inutili investigazioni e, salito sulla propria bici per vedere oltre la murata, noto che il medico assieme al giovane assistente, caricava il “qualcosa” avvolto nel lenzuolo bianco macchiato di rosso sulla propria Maserati e andarsene via, probabilmente all'ospedale vecchio. Così furbo, Pietro questa volta filmò i movimenti col telefonino. Poi, sulla strada del ritorno, la conferma della scomparsa di John che denunciarono all'indomani: il suo Piaggio Ciao che era solito usare, riconosciuto ovviamente dalla targa per la spiccata memoria da elefante, che giaceva sullo sterrato che portava ai fienili di campagna, con tracce di sangue, probabilmente per una colluttazione col medico o chissà chi altro. Cercò di contattare Francesco, che gli suggerì nuovamente di non fantasticare troppo, ne col “caso”, ne tanto meno coi “bifolchini”. Ma pensò bene di filmare anche questa – scena – e di cercare personalmente i ragazzi per avvisare quanto ha visto, che tanto a quell'ora di notte li avrebbe ancora trovati – ma ovviamente quando si ha bisogno non si trova nessuno. Chiese anche al bar in chiusura, ma niente. All'indomani, saputo ufficialmente della scomparsa, dopo l'ennesimo rifiuto da parte di Francesco che lo obbligò al – silenzio – sapendo che Pietro aveva molto compromessa la propria situazione sociale, e che così sarebbe andato sicuramente nei casini, per rimorso di coscienza, e dovere civile, anche se non riuscì a inserirsi nella loro compagnia, decise di cercare nuovamente gli Amici di John, senza però avvisare le autorità, per non esserne immischiato o peggio accusato. Pietro voleva essere d'aiuto facendo il – bene – senza farsi notare o aver nulla in cambio. Aveva forte dentro sé il fattore U – quello Umano. Si promise ancora quella sera di cercarli in quel sabato che cambiò molte cose nelle vite di tutti loro. Anche quella sera Pietro, in un primo momento, non riuscì a trovarli nei luoghi che quasi sempre frequentavano. Non che ce ne fossero molti – erano sempre gli stessi, tutte le sere di tutti i giorni, d'estate ma anche d'inverno, come se il tempo anche per loro si fosse fermato, almeno fino a ieri. Pietro all'imbrunire, nell'ultimo sabato sera di maggio, dopo cena, si trovava in mezzo la strada, solo – moribondo, in cerca dei ragazzi. Non che fosse la prima volta, o una novità, ma Pietro adesso aveva un motivo valido e non la – Bella Signora – solitudine per cercarli. Dopo un'intera serata, finalmente si accorse di loro, cioè del loro vociferare, all'interno della giostra spenta degli auto-scontri, riuniti a fumare e naturalmente a discutere su che fine abbia potuto fare e soprattutto cosa gli fosse successo a John. Da lì a poco ci sarebbe stata la notte bianca del paese che avrebbe aperto la stagione estiva, quindi era naturale in quel periodo la presenza nel campo in prossimità del paese di giostre parcheggiate che aspettavano l'apertura ufficiale. Anche se sentiva guai in vista, più per la sua persona che per questo fattaccio (-cioè, mistero!), si fece coraggio e si avvicinò. Non si mossero neanche di un centimetro – probabilmente fatti o indisturbati perchè a poco contava per loro Pietro, ritenendolo come per tutti un innocuo o meglio – una nullità. Col suo fare all'inglese, che ricordava quello di Higgins di “Magnum PI”, Pietro aprì il “convegno”...


FINE PRIMA PARTE.




Share |


Racconto scritto il 21/11/2021 - 12:42
Da Pietro Valli
Letta n.82 volte.
Voto:
su 0 votanti


Commenti

Nessun commento è presente



Inserisci il tuo commento

Per inserire un commento e per VOTARE devi collegarti alla tua area privata.



Area Privata
Nome :

Password :


Hai perso la password?