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Il.peccato di Giulio

Il peccato di Giulio
La prima volta che la vide, Giulio notò subito il suo viso delicato, incorniciato da un velo, e gli occhi che brillavano di una luce unica. Le mani giunte in preghiera lasciavano trasparire la sua dedicazione. Eppure, non era una donna libera; era una sposa di Cristo, una suora, e già sentiva il peso di questa realtà, desiderando in cuor suo che non fosse così. Per Giulio, un simile sacrificio era uno spreco; era un peccato che quella voce melodiosa cantasse solo inni religiosi e che quelle mani sapienti suonassero esclusivamente per la chiesa e il convento.
Giulio Serra aveva osservato da tempo suor Cinzia, poiché viveva proprio di fronte al convento. Ogni volta che lei si recava in giardino per curare i propri fiori, il suo sguardo era magneticamente attratto da quell'immagine. Aveva avuto molte donne nella sua vita, ma nulla di serio; aveva sempre affrontato l'amore con leggerezza, desiderando mantenere la propria libertà. Ma ora, di fronte a quell'affascinante monaca, un forte desiderio si faceva strada dentro di lui: voleva liberarla da quel legame monacale e farla sua.
La sua mente si tormentava con questi pensieri, e la tentazione di baciarla si intensificava sempre di più. Ormai era chiaro: si era innamorato. Doveva prendere l'iniziativa, ma come? Lei avrebbe potuto rifiutare, bloccando le sue avances con la sua dedizione a Dio, e questo avrebbe rischiato di metterla in imbarazzo.
Dopo aver riflettuto a lungo, una mattina si presentò al convento, affermando di dover consegnare delle piantine di rose a suor Cinzia. Non dovette aspettare a lungo: la monaca arrivò dopo qualche minuto. Giulio si giustificò dicendo che voleva arricchire il giardino del convento con nuove bellissime rose, completando così il prato.
Suor Cinzia, colpita dalla gentilezza di quel gesto, scambiò con lui qualche cortesia. Ma quando stava per dirgli addio, lui, con tono più audace, le confessò che spesso pensava a lei e desiderava conoscerla meglio. L'imbarazzo la colpì come un fulmine, e si irrigidì. Come poteva quell'uomo dirle cose simili? Lei non era la monaca di Monza, e la sua vocazione era autentica; mai avrebbe sciolto i voti.
Con fermezza, invitò Giulio a lasciar perdere le piantine e a allontanarsi. Ma lui insistette, proponendole di prendere un caffè insieme, sostenendo che non c'era nulla di malvagio in un incontro così. La povera religiosa non voleva apparire scortese, ma si trovava a corto di parole. Fortunatamente, suor Ligia la chiamò per un’urgenza, costringendo Giulio a salutarla.
Ma Giulio non si arrese. Era certo che avrebbe avuto altre opportunità: era un uomo ingegnoso e convinto che, prima o poi, avrebbe riuscito a organizzare un incontro. Un sorriso compiaciuto si fece strada sul suo volto. La sfida era diventata intrigante: dopotutto, anche una suora era pur sempre una donna, con desideri e necessità. E già la sua mente stava elaborando la prossima mossa...



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Racconto scritto il 27/06/2026 - 07:26
Da Costanxs Nasi
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