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Scrivi un racconto che abbia questo inizio:
"Guardò fuori dalla finestra della camera di letto.
Sapeva che quella sarebbe stata l'ultima notte della sua vita."


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Sollevò lo sguardo al cielo stellato

Guardò fuori dalla finestra della camera da letto. Sapeva che quella sarebbe stata l'ultima notte della sua vita da adolescente.
Tradizioni tribali, ecco cosa erano. Di sicuro inaccettabili per chi, come lei, era nata e cresciuta in un paese dove alle persone è riconosciuta una propria dignità e volontà .
Aveva passato tanti anni a non comprendere e, poi, a guardare con pietà sua madre costretta a quella vita passata, e da passare per sempre, legata ad un uomo ancora sconosciuto. Certo per lei era suo padre, ma per sua madre era solo un marito imposto.
Ed ora toccava a lei! Domani mattina suo padre l'avrebbe data in sposa ad uno sconosciuto, magari vecchio o violento...orrore! Ecco questo sentiva in tutto il corpo e nel suo cuore che aveva passato quasi 15 anni a sognare una vita d'amore con un compagno di vita "scelto" e non imposto per una stupida tradizione.
Pensava alle sue compagne di scuola, alla gita scolastica programmata, alle feste, alle vacanze al mare insieme a loro...
Si agitava nel letto col volto bagnato di lacrime di rabbia mentre la sua mente febbrilmente pensava a cosa potesse fare. Quali parole trovare per convincere quell'uomo- futuro-marito a non prenderla, a ripudiarla ancora prima del matrimonio. Ma la sua era sempre stata una vita immacolata, nessun colpo di testa , nessun fidanzatino, nessun litigio con i genitori ed aveva anche una salute di ferro...
Scappare non le sembrava una grande idea...supposto che le riuscisse di farlo. Non voleva essere costretta a girovagare chissà quanto tempo sola per strada senza una dimora, in balia magari di altri nemici.
E mentre pensava, guardava la sua stanzetta rischiarata dalla
luna, perchè a lei, in estate, piaceva addormentarsi con la finestra spalancata e con lo sguardo verso il cielo e la luna. Quella l'avrebbe ritrovata ovunque, pensava, anche nella casa di sposa. La libreria, l'armadio, la grande tenda colorata che aveva desiderato ed ottenuto per il suo ultimo compleanno, con i colori del tramonto. Era molto grande, l'aveva voluta con quattro teli di diverso colore montati intrecciati a due a due ed era sostenuta da un bastone color bronzo che ora brillava timido.
Senza nemmeno accorgesene stava immaginandosi ballerina sospesa ai colori del tramonto, composta immobile in attesa di essere trovata dai suoi genitori. Pianti, grida, lacrime che lei non avrebbe sentito ma che già le facevano male. Eppure altre soluzioni non ne vedeva...
E mentre così pensava, sentì aprirsi piano la porta e intravide la figura di sua madre. Nonostante la semioscurità le sembrò di scorgere sul volto della madre un'espressione diversa, uno sguardo di essere umano vivo, forte, deciso.
Si avvicinò al letto, le asciugò le lacrime e, prendendola per mano, la invitò ad alzarsi.
"Mamma, dove mi vuoi portare?" - le chiese.
"Vieni. Non riesco a sopportare l'idea che anche tu, figlia mia, debba avere una vita come quella che ho avuto io. Voglio cambiare quello che il destino ti ha riservato. Andiamo via."
Richiusero piano la porta e all'aperto Amina sollevò lo sguardo al cielo stellato e ne ammirò l'immensità che sapeva di libertà.



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Scrittura creativa scritta il 24/07/2013 - 22:09
Da Daniela Cavazzi
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