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PAROLA

Tu mi conosci, mia Divinità infinita
e sai il mio rovello quotidiano:
che esprimer non so se non con parole vane
il senso di mio cercarTi sovrumano.
L’anima s’affanna in sforzo quotidiano,
si dibatte lacerata dall’immane battaglia
d’esprimer l’indicibile a parole troppo umane.
Esausta,
vinta s’accascia in richiesta d’umile perdono:
pietà di monche sillabe,
mio povero inutile suono !



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Opera scritta il 23/06/2015 - 11:02
Da Alberto Vannucchi
Letta n.1375 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Condivido il commento di Luciano.Riflessiva opera.Ciao

Anna Rossi 24/06/2015 - 06:56

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Parole queste tuedolci e delicate come una preghiera... ciao Alberto.

Maria Cimino 23/06/2015 - 18:31

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Con immenso dolore e speranza ci si rimette a Dio in attesa di un segno o di un ristoro dopo tanti affanni.
Molto sentita .

luciano rosario capaldo 23/06/2015 - 15:40

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