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Echi e cristalli

Al tardo meriggio
d'un giorno qualunque di maggio
primavera è lontana
e l'estate è in letargo.
Piove sulla triste e solitaria vallata
e confusi da anomali stagioni
gabbiani volteggiano in cerca di cibo
tra rifiuti abbandonati dai più nelle vie.
Una nebbia leggera sulle cime rocciose
con sinuose e leggiadre movenze si posa,
stampando baci fugaci
in un tempo che corre veloce.
Il silenzio intorno sa di fumo e di canto
d'un dolore prigioniero in mondo cieco e sordo
che si prepara alla notte per nasconderne gli echi.
E il borbottio malinconico del mare mi giunge
nelle sonorità dell'onde frantumate sugli scogli a picco,
nascondendo grida che svaniscono in solitudine,
come pensieri senza respiro,
tra flutti di note d'un attimo infinito.
E piango per ciò che nella vita si frantuma,
poi sorrido per ciò che la stessa ricompone
scansando ombre intorbidite.
Nel barlume d'un secondo a suon di musica,
nel pensiero si cristallizza la felicità.


versione originale pubblicata anche altrove il 18/05/2020
Dipinto di Vladimir Volegov




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Poesia scritta il 30/06/2020 - 20:28
Da genoveffa genè frau
Letta n.789 volte.
Voto:
su 8 votanti


Commenti


Incantevole e delizioso poetare che conduce il lettore lungo i percorsi interiori dell'anima della poetessa che ha ben saputo destreggiarsi tra i suoi splendidi versi. Complimenti!

Maria Luisa Bandiera 01/07/2020 - 07:46

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Il rinnovo dopo l'ascolto dell'anima per ritrovare la felicità vera! Bellissima!
Grazie

Margherita Pisano 30/06/2020 - 23:07

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La mia visione è sempre stata chiara e limpida, ecco perché non ho bisogno di nascondermi dietro eteronimi, il mio nome compare ovunque con le mie pubblicazioni seppur semplici che condivido con orgoglio, ti ringrazio gentile amico Jean per il gratificante commento, buona serata!

genoveffa genè frau 30/06/2020 - 22:51

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Bellissima visione interiore originale nel pensiero e nella stesura. Aleggia nel verso la sensazione triste d'un mondo fatto di molti pagliacci camuffato che in un circo finto rubano sorrisi a genti ignave senza avere né anima e né corpo, amebe primordiali che divenute sanguisughe vivono invertebrando la mente in ascolti e copie carpite, nulla di più. Un testo che riconcilia con la poesia vera che scaturisce dalla persona e basta...

Jean Charles G 30/06/2020 - 21:11

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