una giacca di lino, un sorriso immortale.
Dice: “Ho quarant’anni, la vita mi ha ferito”,
ma il tempo gli ha inciso settanta in ogni dito.
Racconta di disgrazie con voce calibrata:
un figlio in ospedale, una casa sequestrata,
una pensione persa, un debito improvviso…
e intanto studia il vuoto nascosto in ogni viso.
Le donne sole ascoltano quel cuore da salvare,
lui sparge parole dolci come miele nel bicchiere.
“Sei speciale”, “sei la mia luce”,
“non dormo senza te”,
frasi cucite in serie
come vecchie réclame.
Alle giovani regala notti senza pelle,
carezze digitali sotto lampade e stelle,
promesse incandescenti dietro schermi illuminati,
mentre i suoi anni veri restano mascherati.
Ma alle anziane manda lacrime e tempeste:
“Mi sfrattano domani”, “la banca non mi veste”.
E loro, con la fede ingenua di chi aspetta amore,
svuotano lentamente il conto e anche il cuore.
Lui incassa silenzioso, sparisce all’alba chiara,
lasciando una fotografia falsa e una chat amara.
Un fantasma coi filtri, un mendicante elegante,
un ladro di carezze travestito da amante.
E resta nelle stanze, dopo il clic finale,
quel silenzio pesante più del male:
non solo soldi persi, non soltanto l’affanno,
ma il bisogno d’amore usato come inganno.
Poesia scritta il 26/05/2026 - 08:00Voto: | su 0 votanti |
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