RACCONTI

     
 

In questa sezione potete consultare tutte le poesie pubblicate per argomento. In ogni caso se preferite è possibile visualizzare la lista delle poesie anche secondo scelte diverse, come per ordine di mese, per argomento , per autore o per gradimento.

Buona lettura

 
     



Lista Racconti

     
 




Opera non ancora approvata!

01/01/1970 - 01:00
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UNA VIRTÙ CELATA


Un uomo, molti anni fa, fu illuminato e cominciò a scrivere versi. Più avanti iniziò a comporre poesie, filastrocche, aforismi e racconti che conservava gelosamente nei suoi appunti. Un giorno, sua moglie scoprì questa sua passione, ovviamente senza leggere nessuno dei suoi scritti. Dopo alcuni anni, questo prosatore iniziò a pubblicare sui vari social. La moglie lo prendeva in giro, pur senza leggere le sue poesie. Dopo diversi anni, pubblicò un libro di poesie con un’ottima casa editrice. La moglie di questo poeta faceva l’insegnante, e molte colleghe le riferivano della bravura del marito. Lei, però, restava scettica e non riusciva a capacitarsi del talento del marito. Un giorno, incontrò un uomo di cultura del luogo che le fece i complimenti per il marito, dicendole che aveva letto il libro di poesie e che le aveva trovate molto belle, piene di sentimenti forti, capaci di emozionare chiunque le leggesse.
Quando la moglie tornò a casa, chiese al marito di darle una copia del libro ... (continua)

Carmine De Masi 05/08/2024 - 23:40
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UNA VOLONTARIA


Ho 80 anni faccio volontariato da 37 anni con tanta gioia , lo faccio ancora
E lo faro’ fino a quando LUI il SIGNORE lo vorra’ !
Sono felicemente sposata, abito a MILANO, ho due figlie, un lavoro che ho sempre desiderato, vivo una vita piena, sembra non mancarmi niente, eppure…
Ho una amica carissima, che vive come me, una vita piena , ma ha qualcosa in piu’ e’ serena e’ tranquilla, nel mio cuore la invidio, perche’? lei trova il tempo di fare la volontaria in ospedale, il suo entusiasmo mi arriva, voglio farlo anche io, mi fa conoscere la sua associazione , frequento il corso, supero il colloquio, entro a far parte di questa grossa associazione, nata nell’ospedale di NIGUARDA. Siamo negli anni 80 parlare di volontariato e’ molto difficile , non siamo ben accolte nei reparti, il personale ci chiama spie, se per loro, essere occhi di chi non vede, orecchie di chi non sente, bocca di chi non parla e’ essere spie, noi siamo felici di esserlo.
Faccio la volontaria, quasi a tempo pien... (continua)

SILVANA LAMON 22/08/2017 - 09:20
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Undici Chilometri 1.


All’epoca delle ferie d’agosto, dalla fine degli anni ’60 al 1980, erano undici i chilometri che separavano Barga da Renaio, l’Ottocento dal Novecento, il presente dal passato, la realtà di tutti i giorni dalla vacanza.
Il confine fra le due realtà poteva variare, ma arrivava puntuale nel momento in cui si chiudevano le orecchie per la pressione atmosferica che diminuiva con l’altitudine e che di solito si sbloccavano poco dopo arrivati a destinazione. Undici chilometri di curve strette in una strada che era un grosso viottolo, inizialmente tutto sterrato, del quale si conosceva ogni curva, e che, con il passare degli anni, era asfaltato per tratti sempre più lunghi, traccia unica dell’avvicinamento della civiltà al piccolo paese che tardava invece a conoscere qualsiasi comodità.

La località si componeva di più nuclei; il principale era Renaio con la bottega, dove si trovava il telefono pubblico a scatti collocato nell’antibagno, con buona pace per la privacy di chi telefonava. E... (continua)


Glauco Ballantini 21/07/2016 - 11:05
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Undici Chilometri 2.


I castagni erano la caratteristica del posto, i veri protagonisti di quella parte di montagna, sovrani indiscussi di quel mondo: alcuni enormi, risalenti a secoli precedenti, avevano sfamato tutta la gente di montagna coi loro frutti ed ora erano ancora lì a produrre le castagne! Il miracolo delle castagne! Sorprendente, come dei frutti così lisci potessero albergare e uscire illesi da ricci tanto irsuti e respingenti.

I castagni erano utili a tutto; oltre che sfamare, fornivano la legna per riscaldarsi, erano artefici del divertimento per noi cittadini in occasione per le gite di un giorno, e con le foglie verdi si costruivano copricapo che ricordavano quelli degli indiani, con la loro forma appuntita come piume; erano ancora materiale per fare bastoni da passeggio, utili per le camminate, ed infine, aiuto alla caccia: quelli più vecchi e cavi all’interno erano utilizzati infatti come capanni. Uno di essi era grande come una piccola stanza ed era stato arredato alla bisogna: ci si ... (continua)


Glauco Ballantini 22/07/2016 - 22:52
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Undici Chilometri 3.


Barga era il contraltare di Renaio; era comunque vacanza, ma quando ci andavamo, tornavamo a vivere un’atmosfera novecentesca. Si poteva fare la spesa in più botteghe, comprare il giornale, essere circondati dalle case, vedere le auto, c’era anche la farmacia e in caso di necessità l’ospedale. Solitamente ci andavamo, quando anche babbo era in ferie, ogni quattro o cinque giorni e il 16 agosto per San Rocco, in auto, ma si poteva andare anche in pullman, o meglio con la corriera che partiva dalla piazza di Renaio alle 8.00 per ripartire dalla cittadina verso mezzogiorno. Una discesa indimenticabile in auto è stata invece una sera in preda ad un attacco di asma, fu una discesa verso la farmacia su una mini guidata da una cugina di Enrico, seduto sul sedile posteriore: sembrava di fare un rally, strada completamente libera e alberi che correvano di lato e che si aprivano davanti a noi illuminati dai fari.

L’arrivo al paese avviene oggi attraverso la nuova strada, un’autostrada in conf... (continua)


Glauco Ballantini 23/07/2016 - 22:55
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Undici Chilometri 4.


La preparazione del pane era uno spettacolo che andava in scena due o tre volte la settimana, al quale assistevamo con mio fratello come se si trattasse di un film. Solitamente quando arrivavamo – eravamo alloggiati in una casa di proprietà della stessa famiglia, poco distante dal centro della frazione – il forno era già in funzione, alimentato con le fascine di legno di castagno stoccate in prossimità, ed Enrico era in procinto di iniziare la fattura del pane, servendosi di una conca di legno nella quale mischiare farina, acqua e lievito. Da lì in poi era un lavoro di braccia per girare e rigirare la farina facendola divenire un tutt’uno con gli altri elementi, formando una massa omogenea che si adagiava sul fondo della conca.
La prima fase della preparazione finiva con la formazione delle picce di pane da un chilo, pesate sulla bilancia a basculla, messe sulla pala di legno e infornate dopo aver liberato il forno ormai caldo dai resti delle fascine, chiuso infine con il suo coperchi... (continua)

Glauco Ballantini 25/07/2016 - 07:41
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Undici Chilometri 5.


Il ballo ha fatto la sua comparsa dopo l’arrivo della luce o forse poco prima, grazie ad un generatore di corrente a motore diesel che integrava la scarsa energia proveniente dalla rete elettrica; andavano di moda le mazurche, i fox-trot, i valzer e non poteva mancare il “casachok”, il ballo della steppa nella versione di Dori Ghezzi che una sera vide uniti nel ballo il Peppe ed il Notarone, finiti per terra cercando di ballarlo insieme in un cerchio che si era fatto intorno a loro. Era un’occasione di grande divertimento per tutti, assicurato da un juke-box vecchissimo fornito col repertorio di una quarantina di 45 giri azionato da Vinicio, figlio di Giovanni; non c’era neanche la possibilità di fare le combinazioni di lettere e numeri come negli apparecchi più moderni, ma solo un pulsante per ogni disco.

La “Tonda” era, quando si veniva per Pasqua, obbligatoria: un giro delle bellezze del posto e una visita, solo fuori, alle case che durante quei quattordici anni avevamo abitato... (continua)


Glauco Ballantini 26/07/2016 - 07:46
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Opera non ancora approvata!

01/01/1970 - 01:00
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UNO STUPEFACENTE EPISODIO


Tzia Franzisca chiuse l’oblò della lavatrice Naonis ed avviò quel lungo lavaggio a lavare i pantaloni dei figli appena rientrati dalla casa dei nonni, in campagna, e che necessitava di acqua bollente e detersivo potente a togliere le macchie di terra, di erba, di resina, talvolta di sangue e di tutte le tracce di escrementi lasciate durante il passaggio per il pollaio e per la porcilaia.

Era incredula, guardava il cestello girare a cancellare tutta la giornata appena finita, ma non riusciva a togliersi dalla testa ciò che aveva letto su quel biglietto trovato avvolto insieme ad alcune banconote nella tasca dei jeans di Alberto, e che purtroppo parlava chiaro.

La scrittura era di suo fratello Peppe, nostro zio, perché come succedeva spesso i nostri zii ci davano piccole commissioni da fare in paese. A quei tempi non avevamo ancora il telefono per cui anche mia nonna mandava la lista della spesa con uno zio che faceva il fontaniere in comune e che a fine lavoro passava a casa nost... (continua)


Millina Spina 01/04/2016 - 12:20
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