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UN SERVIZIO PER MACEDONIA

E' ancora lì, nella vetrinettad'angolo, la ciotola grande ele sue sei ciotoline piccole, di vetro ruvido tutto colorato,la più grande verde pisello e le piccole di un colore diverso una dall'altra: azzurro, violetto, giallino, rosato, verdino e turchese.
Il tutto con ilbordo dorato.
Vi pare poco? Sono cinquant'anni che è quì, ma da dove arriva.
E' il servizio più elegante che avevamo in casa: il Casello, uno dei tanti della ferrovia Brescia/Edolo, era la nostra casa. Quattro stanze, per modo di dire, servizi igienici esterni, acqua corrente esterna con pompa e pozzo ed in dieci ad abitarci.
Padre madre, quattro maschi e quattro femmine. Io ero la penultima e sinceramente non mi sembrava troppo piccola, forse perchè piccola ero io.
Ilnostro bel servizio per macedonia, che di macedonia non ne aveva mai vista, era lì in bella mostra nella vetrina della credenza. In autunno si compravano delle pere invernali che maturavano piano piano, con un profumo di cui mi sono persa il ricordo e si mettevano proprio sopra la credenza. Per prenderne una bisognava avere il permesso.Una domenica, una delle mie sorelle, non ha resistito alla tentazione e per prenderne una, ancora me la vedo davanti, prende una sedia, ci sale sopra, si allunga ma, perde l'equilibrio, si attacca alla vetrina e rovina a terra lei la vetrina e tutto quello che c'è dentro.Un disastro, tutto rotto, non mia sorella che si è salvata con il servizio per la macedonia.E' ancora qui e quando lo guardo sorrido.



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Racconto scritto il 13/02/2012 - 10:27
Da Lucia Ghitti
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