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Vendetta(?)

Gli occhi socchiusi e il sorriso stampato in faccia mentre accarezzava lentamente il carrello dell’arma che teneva in mano, assaporava la sua liscezza mentre i pensieri nella sua mente scorrevano dall’alto verso il basso come i titoli di coda alla fine di un film. Che quella faccenda sia stata un buon film o uno scadente non stava a lui giudicarlo, lui era il protagonista, o l’antagonista a seconda del punto di vista. Era un attore piuttosto, l’attore non può giudicare il film mentre recita, deve rivederlo nella sua interezza una volta uscito nelle sale, lui non sapeva se ne avrebbe avuto occasione e nemmeno gli interessava. Lui si era divertito, era questo l’importante, ma il divertimento stava per finire, forse. Quel bellissimo carrello, così liscio e perfetto, da lì a poco sarebbe stato rivolto all’uomo bendato, imbavagliato e legato alla sedia di fronte a lui e con un rapido indietreggiamento avrebbe messo fine alla sua vita e alla vicenda lasciando appunto spazio ai titoli di coda. Pensava a quanto si fosse sentito vivo ultimamente con la sua vita costantemente in bilico. Dalla morte lo separava un proiettile che sarebbe potuto arrivare da qualsiasi direzione in ogni istante e lui era sopravvissuto, aveva tenuto duro fino a quel momento combattendo con la paura di morire e l’ansia che mai da quando era iniziato tutto lo avevano abbandonato nonostante egli stesso avesse ammesso che se fosse arrivato il suo momento lo avrebbe accettato non avendo nulla da perdere. Menzogne. Avrebbe perso l’unico carburante che lo spingeva a vivere, la vendetta. Morendo non sarebbe stata compiuta, coloro che avevano distrutto la sua vita sarebbero rimasti impuniti e avrebbero continuato a vivere in tranquillità senza probabilmente nemmeno un briciolo di senso di colpa a disturbare il loro sonno. L’oblio era alle porte, una volta premuto il grilletto tutto sarebbe finito, non avrebbe avuto nessun altro di cui vendicarsi, la sua vita avrebbe perso ogni scopo e sarebbe semplicemente rimasto esposto a ciò che il fuoco della vendetta teneva lontano da lui: la disperazione. La disperazione frutto della tristezza e della rabbia che senza uno scopo lo avrebbero assalito come bestie cibandosi di lui dall’interno poco a poco finché un giorno non avrebbe deciso di uccidere le bestie con quello stesso proiettile promesso che l’aveva fatto sentire così vivo. Il suono dello sparo risultò assordante in quella piccola stanza tanto che il suo udito, stordito, non riuscì a percepire il suono del bossolo che cadeva sul pavimento. L’uomo legato alla sedia che prima mostrava segni di vita cercando sporadicamente di liberarsi dimenandosi ora aveva il collo e una parte della guancia appoggiata alla spalla destra. Non si dimenava più e i suoi vestiti, le corde con cui era legato e le bende con cui era bendato poco a poco si impregnavano del sangue fresco che sgorgava dalla sua fronte. “Sto arrivando”. Un altro sparo. Tonfo. Silenzio.



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Racconto scritto il 22/09/2019 - 08:49
Da Damocle Geraldo
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