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fermarsi

Se guardo avanti vedo una luce netta, palpabile e cinica.
Consapevole dell’impossibilità di fermarmi, cammino nella lunga via della nostalgia senza voltarmi.


Il ricordo è vivo. Doloroso.
Non sempre con la stessa intensità — un po’ come le onde del mare: talvolta assenti, altre volte deboli, altre ancora così devastanti da non poterne immaginare le conseguenze.


Vago come se sapessi dove sto andando.
E forse lo so, ma non voglio pensarci: la consapevolezza porta tristezza, e se esiste un minimo dubbio lo accolgo, così da poter sentire l’ebrezza dell’incertezza.


Aspetto il dolore.
Voglio conoscerlo in tutte le sue sfaccettature.
Credo sia questo il modo migliore per attutirlo: viverlo pienamente.


Nel frattempo, lungo il tragitto, mi fermo un attimo — che in realtà sembra molto di più.
Trovo strano il tempo: attimi infiniti e anni rapidissimi. Non l’ho mai capito. Meglio così.


Tornando a quell’istante, mi sono fermato e ho guardato fuori dal finestrino.
Era bellissimo.
Colori oscuri ma brillanti, vividi e profondi.


E lì ho capito: c’è ancora molto altro da vivere lungo il viaggio.
Così, con quell’immagine impressa dentro di me, riprendo il cammino con una promessa:


le cose belle esistono.
Non importa come, quando o dove.
Importa fermarsi, riflettere, interiorizzare.




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Racconto scritto il 11/02/2026 - 16:23
Da IL CONTE M.
Letta n.217 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


E' vero: "importa fermarsi, riflettere, interiorizzare"

Maria Luisa Bandiera 12/02/2026 - 07:37

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