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CLXXXI

Inebetito, steso mi fui cheto
per nove dì, che tutto ardea di foco
e membra consumommi poco a poco
e lo pensare al cranio mi fu veto.


Lo cinquettar d’uccello del vigneto
fecemi intraveder dond’ero il loco
e a fiato fioco la mia mamma invoco
chè dal cald’affetto ancor non desueto.


Giovane suora che a mio canto siede,
flebile e dolce voce sì mi dice:
or mamma ch’invochi tosto qui riede


ch’affiancata dalla madre Badessa
siede a cospetto di Signora Contessa
ch’è, dell’ amata tua, generatrice.




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Opera scritta il 12/02/2013 - 21:43
Da nello maruca
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