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Il Lotto

Da lunghi anni rincorro le orme di colei
che mai le mani ha steso al mio aiuto,
malgrado io, suo fedele devoto, tanto ho pregato
affinché le labbra mie si son’ asciugate.
Lei, strabica, bendata,
mai la porta mia di casa ha sfiorato,
pur sapendo quanti anni io per lei ho pagato
e mai un briciolo a me ha restituito.
Io mi recherò sul Olimpo,
la dove muse e dee giudicheranno,
se è giusto credere
o meglio non essere beffati di dee bendate.



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Opera scritta il 07/05/2017 - 19:42
Da Salvatore Rastelli
Letta n.1629 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


be io non mi affido alla fortuna ma a me stesso

GIANCARLO "LUPO" POETA DELL 08/05/2017 - 13:17

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PER ME IL GIOCO E' TRUCCATO. NON GIOCO DA UN DECENNIO. OGGI SI BORSA SOLAMENTE SENZA INCASSARE IN TANTI GIOCHI SETTIMANALI ED A ORE.
SIMPATICO QUANTO ESAUSTIVO VERSEGGIO, SALVATORE.
*****

Rocco Michele LETTINI 08/05/2017 - 08:59

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La fortuna è cieca e chissà quanto ridono all'olimpo quando la Dea neppure si accorge del fortunato e resta tutto nelle casse, un bel testo che fa riflettere sul vizio del gioco

genoveffa frau 07/05/2017 - 21:54

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Affidarsi alla fortuna è veramente rischioso, se la fortuna non esiste. Forse bisogna essere convinti di volere certe cose e scatenare la propria energia positiva.
In ogni caso i versi sono belli.

ALFONSO BORDONARO 07/05/2017 - 20:38

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