Fra le zaffate di rose
e i marmi silenti,
l’amor si cela,
maestà di torbide correnti.
e i marmi silenti,
l’amor si cela,
maestà di torbide correnti.
È la gemma preziosa
sulla conchiglia antica,
raro soliloquio di luce,
propizia e amica.
Come vetro increspato
in specchi di mercurio,
vibra nel petto l’anima
in una danza siderale.
È il fosforo nascosto
in cremisi grovigli,
un soffio d’alfabeto
nell’indomito fluire degli orgogli.
L’amore, fuliggine d’avorio,
mai del tutto dissolta,
stringe la fede,
note di pergamena inespressa.
Incensato ardore
di candeliere arcano,
intessuto in fitte trame
di silenzio sovrano.
Come l’ostia che si frange
nell’alba d’ottone,
brilla il vincolo,
indissolubile consacrazione.
Isola d’onice
nel mare aureo del fato,
risplende senza crepe
il patto consacrato.
E tuona, fragore d’alghe
nel gorgo ancestrale,
l’epopea d’un cuore
invulnerabile e immortale.
Poesia scritta il 12/10/2026 - 18:55Letta n.9 volte.
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