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Perodramma

La sussiegosa Trinacria si ritrovava a dover far di conto con quel che aveva lasciato, per usare un eufemismo, il cattivo tempo dello scorso 17 di Aprile; anno del Signore 2025.
Nel piccolo borgo affacciato sull’Egeo dal nome Coscia, del quale non vi è menzione alcuna sulle mappe, più che la conta dei caduti si faceva il computo delle pere guaste.
Sì, perché la rovinosa perturbazione dai meteorologi denominata Nashi aveva sospinta la Sicilia e i siciliani dove i Dardanelli si stringono al mar Nero. E della famiglia Williams, una delle due casate di coltivatori del falso frutto, si erano trovati i corpi; tranne che dell’ancora fanciullo e disperso Kaiser Williams. E ahilùi, della madre.
Dell’altro lignaggio, forse voler del fato, tutta la progenie rispondeva all’appello: qualcheduno un poco malconcio, ma ognun incolume e a disposizione del capostipite Max Bartlett detto Red.
Nella chiesuola di Santa Maria, tra orazioni e parlottii, si era giunti all’omelia dell’Abbate Fétel quando irruppe, a sguainar di svettatoio sul picciuolo dello zucchetto con la ceralacca del malcapitato religioso, matrona Conference bronzata e come alticcia al par d'una fiaschetta vacua.


In su da imperituro, aprico pereto
Blasfemia!!!
Te voglio celebrare riempiendomi la bocca col tuo nome,(…)
piena e pura / guancia arrossata dell’aurora! (…)
Oh, Cola.


Tremolarono in cappella il chierichetto Angys e la appena più annosa ministrante Decana, tutti ammutolirono: l’unica scampata dei Williams urlava e colava bile come fosse poltiglia, da tant’era concitata.
"Colpa del cielo… orsù, che blaterate! Non si debba pensare che vi siate radunati in preghiera per la pioggia o la dipartita del mio Kaiser?!
Ma non vi è tempo, miei compaesani, pei rovelli morali; ivi, qui ed ora adduco a te archetipo Bartlett il sol ammissibile accomodamento alla questione. Per forgiar daccapo il cespite comune, farò venir dal continente mia sorella e il suo consorte di fresco rilasciato dal reclusorio di Annurca.
Verrà in seguito la loro giovinetta discente all’ateneo a Renetta.
Io do salario ai braccianti, non a trascorsi accadimenti o fole.
Congiuntamente Bartlett, rimetteremo a dimora i verzieri”.
Malfermo l’uomo, acquiescente accondiscese.
I Cosciani fecero questua di residui pomi, pur se modici, alla statua di loro signora Guyot.


In su da aprico, imperituro pereto
impromptu
Te voglio celebrare riempiendomi la bocca col tuo nome,(…)
piena e pura / guancia arrossata dell’aurora! (…)
Oh, mela


Di tergo ai festanti Conference Williams, dimenando la calicina “è sol colpa dei Bartlett, pericarpi guasti. Farò di ognun di loro succo dozzinale, torsoli da gettar in pasto ai verri”.
D’improvviso un urlo.
Red Bartlett giaceva a terra sul cavedio come un supplicante, alla fin nel posto giusto, in preda a una simil crisi convulsiva; o come pera a fette in scatola e sciroppata.
Si fecero innanzi allora due congiunti dalle sembianze di fratelli in composta, che lo presero per le gambe e le braccia trasportandolo fuori dal chiostro.
Ancor


Te voglio celebrare riempiendomi la bocca col tuo nome,(…)
piena e pura / guancia arrossata dell’aurora! (…)
Oh, Cotogna


nell’arto esile del giovinetto lemure, Kaiser




-sul fondo del cavagno, portato a quattro mani con l’autrice A. Cenni, la ripetuta tiritera
tratta dalla poesia Ode alla mela di P. Neruda



(da Intingolo, M.D.Mastro)




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Opera scritta il 07/05/2025 - 06:04
Da Mirko D. Mastro
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