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Non ho perso

Non ho perso la tua arte.
Essa vive nella nostra casa
e nelle case di coloro che ci conoscono.
Non ho perso i libri e i raccoglitori
dai quali traevi ispirazione.
Non ho perso
chi ancora oggi mi aiuta,
anche per amicizia e riconoscenza
nei tuoi confronti.
Non ho perso il ricordo
della tua voglia di lasciarti andare,
della voglia di giocare anche da adulta.
Ti definivo "pajassa", per scherzare.
Non ho perso la testimonianza
di chi in vita ti ha frequentata.
Con tutti sorrido di te.
Non ho perso i tuoi album di Battisti.
Ti ho regalato io alcuni dischi,
per completare la collezione.
La notte prima del tuo funerale ho pensato
che forse, dall'altra parte della strada,
il tuo amato Lucio l'hai incontrato.
Non ho perso il ricordo
del tuo tentativo di resistenza,
per l'attaccamento all'esistenza,
ma anche per la paura che nascondevi,
di lasciarmi solo.
Ci siamo amati,
ci siamo difesi,
ci siamo sostenuti
e a vicenda ci siamo salvati.
Abbiamo messo pezze
alle rispettive fragilità.
Non ho perso la tua voce.
L'ultima telefonata l'hai fatta
col mio vecchio cellulare.
L'ho ascoltata per giorni,
quando dormivo e piangevo,
piangevo e dormivo,
quando non toccavo le tue fette biscottate
illudendomi che non fossi con me
solo per l'ennesimo ricovero.
Eri stanca ma serena,
logorata ma tranquilla.
Pensavi ancora alla quotidianità,
ai programmi TV,
al controllo dopo il quale,
avresti certamente ripreso in mano i tuoi pennelli
Non immaginavi che,
di lì a poche ore avresti vissuto
l'ultimo tragitto in ambulanza.


(Per la Festa della Mamma)
* Pajassa: pagliaccia in dialetto piemontese




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Opera scritta il 10/05/2026 - 14:21
Da Stefano Beccacece
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