Stavo per dar alla poesia il tuo nome
rimase intrappolato sui rami o forse solo
dall’imbarazzo della tua bocca al glande
nella fellazione, indietreggiò a ritmo del
reciproco piacere per le redole sul fiume.
Restai così in ombra, e inaspettatamente
solo per il resto del meriggio come larva
di mosca sugli escrementi e il mio stesso
rigurgito che non più tardi di pochi mesi
avresti auspicato, come si fa col pattume
quando con garbo quanto basta laggiù mi
lasciati per raggiungere il tuo compagno.
Quel sole tra i rami ormai lontano faceva
fatica a scendere nell’attesa, quasi al pari
delle braghe al fiume calate per tua mano.
E giungesti da me a sera, nell’intimità in
disparte appartati in effusioni nel piacere
delle sommità dei miei palmi dentro di te
in un avido cunnilingio, per il ricordo del
meriggio deluse l’inturgidimento al fallo.
Vaga la luna ammorbidì la notte sul grano.
(dalla silloge “Cònsono” di MastroPoeta malnòmm D.Noir malnòmm M.D.Mastro)
-notazione: quel che accade qui non è il vezzo di un autore capriccioso, nemmeno un abuso di pseudonimi per mascherare o moltiplicare la propria voce. Trattasi di eteronimi con personalità autonome, biografie, stili e filosofie differenti per frammentare la propria interiorità.
F. Pessoa (al. A. Caeiro al. R. Reis al. Á. de Campos) insegna…
Poesia scritta il 04/09/2026 - 15:10Voto: | su 0 votanti |
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