RACCONTI |
In questa sezione potete consultare tutti i racconti pubblicati da ogni singolo autore. In ogni caso se preferite è possibile visualizzare la lista dei racconti anche secondo scelte diverse, come per ordine di mese, per argomento , per autore o per gradimento. |
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Autore |
Il Museo Il dirigente indicò un'alta teca espositiva riempita di liquido verde chiaro per poi premere un interruttore, illuminando così l'esemplare attraverso i faretti interni.
I visitatori si avvicinarono per prendere in esame quel vertebrato dai seni piccoli, dai lunghi capelli corvini, dagli occhi spalancati color nocciola e i denti bianchissimi. «Quello che state scansionando rappresenta il nostro predecessore: un Homo Sapiens di sesso femminile...» cominciò a spiegare con una voce meccanica il cyborg responsabile del Museo degli Animali di Robotron City.... (continua) ![]() ![]() ![]()
A' Pandazza e la Lancia Musa C'è chi vende la propria macchina a malincuore e chi la vende con il cuore. In quest'ultimo caso, per quel che mi riguarda, mi riferisco a una Fiat Panda 1986 bianco cadavere che cinque anni fa la cambiai con una graziosa Lancia Musa grigio metallizzata del 2008.
A' Pandazza, da me soprannominata in senso dispregiativo, la scelsi per fare pratica dal momento che prima degli enta non guidavo ancora, pur avendo conseguito la patente B a ventitré anni. In precedenza apparteneva a Riccardo, il mio collega di lavoro di allora il quale non appena gli comunicai che avevo deciso di diventare automunito, mi fece una proposta. «Peppe, te la posso cedere per trecentocinquanta euro. È un buon affare. Sui siti di compravendita ti sfido a trovare un prezzo del genere.» Gli credetti e quindi accettai, sebbene mi dava quasi l'impressione che voleva rifilarmela. All'inizio, nonostante mio padre mi impartii delle lezioni di guida con tanto di raccomandazioni e dritte, confesso che utilitaria in que... (continua) ![]() ![]() ![]()
The first memory Il mio primo ricordo è di quando avevo suppergiù tre anni. L’immagine iniziale che si materializzò davanti a me fu un orologio quadrato con cornice in legno appeso alla parete.
Tic tac, tic tac, tic tac… Imbambolato e con sguardo alzato, fissai quello che definii un giocattolo, ed ebbi la voglia di divertirmi a scassare le povere lancette. Ecco, se fosse stato un orologio a cucù, di sicuro mi sarei focalizzato sull'uccellino. Spalmandomi al muro, salticchiai per cercare di afferrare quel Casio marrone. Ma piccino com'ero non ci riuscii. Mi resi comunque conto di essere padrone del mio corpo e di poter interagire con l’ambiente circostante, ponendomi inoltre una riflessione esistenziale. Mi chiesi, infatti come ero giunto in quella cucina irradiata da una meravigliosa luce solare che proveniva da una porta finestra spalancata. Tale apertura conduceva al balcone dove un triciclo di colore rosso mi invitava a giocare. Quell'atmosfera mi procurava una fantastica suggestione, addirit... (continua) ![]() ![]() ![]()
Il barattolone di vetro «È sigillato con la magia, solo io posso aprirlo e prendere la Polvere di Fata necessaria» ci disse la nonna, indicando un contenitore di vetro con chiusura a gancio, contenente una polverina fine di colore bianco. Io, mia sorella, e i nostri due cuginetti, spesso restavamo a fissarlo su una mensola della cucina e di cui temevamo un sacrilegio, qualora l'avessimo toccato.
Notammo che la nonna utilizzava la fantomatica sostanza per svariati motivi. Ad esempio, ne scioglieva una piccola quantità dentro una casseruola piena di ceci lasciati in ammollo, sostenendo con enfasi che in cottura diventava un potente ricostituente. Una trovata originale per farci mangiare, non c'è che dire! Mi ricordo che una volta, in cortile, mentre giocavo a pallone, mi sbucciai il ginocchio. Iniziai a piagnucolare, finché sopraggiunse la nonna. Sorridendomi con dolcezza, mi disinfettò la ferita con dell'acqua ossigenata e la ricoprì con tre o quattro pizzichi di Polvere di Fata, constatando con mio grande ... (continua) ![]() ![]() ![]()
La pizza surgelata Entro nel supermercato sotto casa con l'intento di comprare una pizza surgelata.
Nel reparto surgelati, provo un senso di delusione dal momento che è rimasta soltanto una pizza con pomodoro, salame e peperoni chiamata 'Mexican Red Baron.' Manfred von Richthofen era un asso dell'aviazione tedesca, dunque mi chiedo: come mai nella confezione, il pilota in questione è disegnato con dei baffoni fuori ordinanza e con il sombrero al posto del berretto da aviatore? Mannaggia, mi devo accontentare del "Mex Crucco", tant'e vero che lo lancio giù in picchiata nel carrello della spesa. Mein Gott, la scatola si è ammaccata, mi sa che 'Il Barone' ha fatto kaputt. Mantenendo inalterato il mio humour, giungo alla seguente conclusione: Manfred von Richthofen aveva un triplano rosso, giusto? Mentre io, una pizza tutta rossa. Manfred von Richthofen poteva volare, no? Io, invece posso sorvolare perché ho fame.... (continua) ![]() ![]() ![]()
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