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Un angelo notturno

Discende il grande angelo vizioso,
discende dagli astri
e canta, e canta, e canta.
Discende il vergine angelo vizioso,
divorato dalla malinconia,
dai topi, dalla ruggine rossastra.
E canta, e canta, e canta.
Discende da stelle di carta,
parla con un latrato divino.
Scivola verso l'abisso,
parla di morte e di malinconia
come spettacoli pirotecnici,
e distende le proprie radici
nella terra gelida.
Dice di assaporare la tristezza,
particella per particella,
e di congiungerne tutti gli atomi
- atomo per atomo -
per generare una gioia nuova.


Discende il grande angelo vizioso,
discende dagli astri di carta.
Discende il vergine angelo vizioso
come un demone dagli occhi stanchi.
E canta, e canta, e canta.
E nessuno l'ascolta,
nemmeno io che l'ho creato,
nemmeno io che l'ho generato.
E canta, e canta, e canta
d'infinite tristezze
come un vecchio demente,
o come un genio
che canta, e canta, e canta.




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Opera scritta il 22/05/2016 - 05:40
Da Antonio Rossi
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