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Bucolico romano

Ti arrotolavi d'erba
e io ti intingevo della mia bandiera
Roma s'adagiava sul tevere
ed erano bucce d'arancia le nuvole, alla sera
rilucevi sulla pelle
come d'acacia e di ginestre
avevi fattezze d'orchidea
eri scorza molle, suono di nubi
grondavi coste lontane e anni freschi
preannunciavi le stelle
I nodi delle mie mani
erano le tue
che erano ancora le mie
Con te sono spiga estiva
mura di pioggia e fronde selvatiche
mi rendi nuovo
fin dove mi si annidano
le acque, e le baie che le cingono
lo sciabordio lunare del mio mare immenso
che hai affermato somigliare al tuo
Fammi sognare i nostri caffè al rullare dei pianeti
in lontananza,
un plenilunio da mordere insieme
la canicola dove arderemmo
e, ti prego, resta spietatamente giovane
e fiero
e muto,
intano tu ti cingi d'erba e di sole:
Non posso non volerti mio.



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Opera scritta il 15/09/2019 - 15:47
Da Matih Bobek
Letta n.1234 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Che bello quando leggo una vera poesia scritta bene, bellissime le metafore che disegni.

patrizia sgura 20/09/2019 - 09:07

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Oltre che eccellente, sensazioni di profondi sentimenti . Ciao

Luca Di Paolo 17/09/2019 - 21:40

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Estasiata

laisa azzurra 16/09/2019 - 11:14

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