RACCONTI |
In questa sezione potete consultare tutti i racconti pubblicati da ogni singolo autore. In ogni caso se preferite è possibile visualizzare la lista dei racconti anche secondo scelte diverse, come per ordine di mese, per argomento , per autore o per gradimento. |
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Dalla finestra In una fresca, grigia e ventosa mattina, un uomo, emettendo un sospiro tremante, scrutava fuori dalla finestra.
Quando il vento si placò, apparve un fulgido sole che irradiò l'enorme e bellissimo giardino di quella sfarzosa hacienda. Apparve Caterina che passeggiava in mezzo al verde a godersi la giornata divenuta piacevole. «Diego!» lo chiamò lei con dolcezza, allungando la mano per invitarlo a uscire e a raggiungerla. Da lì a poco, il cielo si rannuvolò di nuovo e la pioggia iniziò a scendere leggera. Caterina, sorridendo, si mise a ballare leggiadra come una farfalla. «Dai, vieni. Cosa stai aspettando?» lo esortò ancora con uno sguardo pieno di vita. Diego annuì, ma una fitta al petto, lo ripiombò nella tragica realtà. In un rapido flashback rivisse per l'ennesima volta gli eventi di quella domenica: il rifiuto di Caterina, la cocente delusione, un sasso con il quale le aveva sfondato la testa, il cui sangue colava lungo la camicetta viola, e il corpo adagiato tra le aiuole.... (continua) ![]() ![]() ![]()
Il ladro Olé, la piazzo qui, così la lego come si deve. La vecchia, digrignando i denti marci al mio indirizzo, si mette a gridare più volte "Al ladro! Al ladro!" con quanto fiato ha in quel corpo da prugna secca. Mi chino e da sotto il letto della megera, tasto il pavimento con la mano destra.
«È inutile che cerchi, tanto la mattonella è vuota, i miei risparmi li ho fatti sparire» dice la barbogia. «Bingo!» esclamo. Calzo le pantofole a 'sta rimbambita e mi assicuro che la fascia da pettorale non risulti né troppo stretta né troppo lenta. Bene, non mi rimane altro che spingere la sedia a rotelle per portare Sofia nel salone a fare colazione assieme agli altri ospiti della casa di riposo. Nel corridoio incrocio Laura che accompagna una paziente con il girello. «Cacchio, pure stamattina, Sofia, ti ha fatto penare» osserva la mia bella collega notando che ho alcuni graffi sul braccio sinistro. «Non so' Sandokan, io!» le rispondo con accento romanesco, per di più gesticolando all... (continua) ![]() ![]() ![]()
Aldo Lentamente, molto lentamente, stringendosi nel cappotto e tenendo in mano qualcosa, si avvicina a me col capo abbassato e lo sguardo rabbuiato.
Da quando per forza di causa maggiore le nostre strade hanno preso direzioni diverse, ci incontriamo ogni anno per la solita ricorrenza. Confesso di amarlo ancora e di essere gelosa, pur consapevole che si è sposato con un'altra donna dalla quale ha avuto due figli sani e belli. Non posso vederlo così. Quanto vorrei... sprofondare sotto terra. Ops, che battuta infelice! In questo preciso istante, tra lacrime e singhiozzi, Aldo adagia un mazzo di rose rosse sulla mia tomba.... (continua) ![]() ![]() ![]()
Zombie Orde di famelici e rapidi zombie spuntano da ogni dove. Le armi e le trappole riescono a malapena a contenerli. La devastazione regna sovrana.
«Li mortacci loro e di chi nun li ammazza!» diceva spesso Walter, fino a quando non è diventato un non morto. Quello che è rimasto di quel caro amico romano è una poltiglia sull'erba. Sapendo di non avere scampo si era fatto esplodere con una granata. In serata ho trovato riparo all'interno di un faro disabitato, sbarrando l'accesso nel migliore dei modi e con la speranza che i militari possano ripulire l'area esterna al più presto. Da quassù, tramite una potente torcia elettrica, osservo per la centinaia di cadaveri ambulanti che, con quei gemiti lamentosi e versi gutturali, rappresentano la fonte dei miei incubi intrisi di orrore e paranoia. Durante le terrificanti visioni oniriche, di tanto in tanto mi appare il corpo crivellato di pallottole e il viso insanguinato di Gaia, la mia fidanzata. Non è stato facile premere il grilletto. Dop... (continua) ![]() ![]() ![]()
Il galeone sommerso Una grossa medusa si diresse lungo il ponte principale, i suoi tentacoli lenti e sinuosi le davano la possibilità di destreggiarsi con facilità all'interno del relitto di un galeone dalle dimensioni imponenti. Tra le alghe e il legno marcio, la luce verdastra del celenterato sembrava una lanterna.
Si introdusse per le scale, per poi giungere nella stiva, portando riverbero su uno scheletro dalla sbrindellata uniforme blu, indossata da colui che secoli addietro era il comandante. Nell'ossuta mano stringeva un pistola ad avancarica utilizzata per porre fine alla sua vita. La fluorescente medusa proseguì verso una spartana cabina avente una brandaccia, un tavolo e uno sgabello, seduto sul quale stava un solitario fantasma assorto nel dolore della sconfitta.... (continua) ![]() ![]() ![]()
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