Le navi nel porto non partono più.
Il tramonto incombe e racconta di un altro giorno in agonia. Atterrisce l’anima con colori imputriditi che squarciano il cielo in macchie di disperazione.
Urla il vento nomade, urla e frusta il mare scuro, minaccioso, dove già si fa strada un timido spicchio di luna.
Il suo muggito mi stordisce mentre vago sulla spiaggia grigia, preda del vento e delle maree, dove solo pochi temerari osano avventurarsi prima che le velature del tramonto assorbano tutta la luce.
Vedo un paio di runner, un vecchietto con il cane ed una coppietta che sfida il gelo abbracciandosi sotto un’enorme sciarpa di lana.
Cammino lentamente chinando la testa contro il petto per cercare maggiore riparo dal vento gelido che rapisce i miei pensieri come una sirena e, sfrontato, sciorina davanti a me il suo racconto.
Il mare d'inverno racconta tante storie, racconta tutto ciò che ha osservato durante la bella stagione, racconta storie di dolcezza, di gioia e anche di tanto dolore...
(continua)
Poi l'invito a pranzo, oddio, che gioia!
C’ero preparato, nel senso che lo avevo un po' sperato, poi me lo aveva detto anche lei un paio di volte, ma tra dire e fare...
In effetti, le avevo detto se festeggiavamo Halloween:
“Se la prossima settimana ti va, e se vuoi, potremo fare il bis per pranzo, che ne so, per festeggiare Halloween, ma anche a prescindere... ma anche contro... anche solo per passare un po' di tempo a cazzeggiare (è una mia specialità) live, non virtualmente.”
“Si vediamo per martedì, ma non ti prometto nulla.”- mi ha risposto..
Poi invece l'invito a pranzo, molto carino.
“Pranziamo insieme? Come sei messa come orario?”- le ho scritto il lunedì.
“domani no, ho da fare, ma se ti va, possiamo fare giovedi, io smonto dalla notte ti preparo una bella pastasciutta a casa mia...”
“Va bene, porto il Lancers. Bianco o Rosè..”
“Va bene! “Hai qualche preferenza?”
“Dimmi te, non sono razzista.”
“Terra mare o mare e terra?”
“La specialità sceglila te, in base... (continua)
Alla luce flebile del lampione se ne andò. Sulla panchina dove la ciclabile accompagna il marciapiede tra le acacie d’autunno.
L’automobile nei pressi da appartamento, diceva “Casa è dove sta il cuore”.
Una vecchia Giulietta con le gomme a terra, così i suoi occhi.
Nel serbatoio da settimane un eco, e nello stomaco.
Qualcuno passa di lì e lascia nel bicchiere per le offerte un petalo, e lo osserva dormire.
Inturgidisce il petto lo stradino come a dire “…il solito barbone”, allunga il passo il ghisa.
Uno sguardo dentro a un paltò dismette la sciarpa, e di quella ne fa scaldino per i buchi nelle calze.
Le acacie, loro sanno che non si sveglierà con il prossimo autunno.... (continua)
Il dolore dell'anima è come una bomba che ti esplode dentro: ti toglie il respiro, ti rende invisibile agli occhi degli altri, e alla fine ti senti chiuso in gabbia... Allora vorresti ritornare indietro per confortare quell'anima che non ha trovato riparo .e prepararla ad accogliere l'ospite inquietante che entra a casa tua senza chiedere permesso....
(continua)