Scrittura Creativa

     
 

La scrittura creativa è una palestra di allenamento per chi ama scrivere e vuole sviluppare il "muscolo" della fantasia.
Per dare uno stimolo abbiamo ideato una simpatica competizione. Mensilmente proporremo un tema diverso fornendo le opportune istruzioni.
Questo mese l''argomento è:

OSSERVARE, PENSARE, PARLARE, INTERVENIRE

Le istruzioni sono:

siete dal barbiere (o dal parrucchiere) e ...pensate, parlate, osservate, intervenite ... magari c'è una persona che non vedete da tempo, oppure parlate col parrucchiere, fuori piove, oppure fa caldo... fate voi...siate creativi


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Per partecipare basta registrarsi gratuitamente ed accedere alla propria area privata dove si trova la pagina per la pubblicazione della scrittura creativa.
Il miglior racconto sarà premiato con la pubblicazione nella prima pagina del sito per un mese con l'indicazione del vincitore.


 
     



Lista Generale

     
 

I quattro moschettieri

Dopo tanti anni i quattro moschettieri si sarebbero ritrovati. Li avevano sopranominati così al paesello, un antico e vecchio borgo dove le casupole erano strette come le celle di un alveare e nel silenzio della notte quando i cani smettevano di latrare potevi chiaramente percepire il respiro di chi abitava nella casa affianco. Mario, Danilo, Francesco e il Severino ritornavano al paese dopo anni, per dare l’ultimo saluto all’uomo che era stato l’artefice del loro destino, l’uomo che si era preso cura di loro supportandone il carattere non facile e che con la pazienza e la perseveranza propria dell’uomo di fede era riuscito a incanalare la loro esuberanza dando loro occasione di divenire degli uomini responsabili. Il Don, lo chiamavano così da bambini e avevano continuato a farlo nel tempo, era il padre che avrebbero voluto, il padre pronto a ascoltarli a consolarli ma anche a dare buoni consigli a tirar loro bonariamente le orecchie se necessario, senza mai essere troppo severo. Mario... (continua)

Claretta Frau 27/06/2013 - 19:09
commenti 1 - Numero letture:728

Argomento: LA CONVERSAZIONE

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LA CONVERSAZIONE

Il posto non è il solito bar della piazza del paese e nemmeno il ritrovo del Circolo Lavoratori ma il -Campo di Marco-. Un tavolo di pietra di Sarnico, due panchine dure e fresche sotto gli olivi ai piedi della collina.
Marco è già lì seduto vicino al secchio di acqua piovana con le mattonelle di ghiaccio per tenere al fresco le due bottiglie di buon vino bianco.
Il primo ad arrivare è Giuseppe, abita abbastanza vicino,
trascinando i piedi perché porta sempre gli zoccoli.
-Qui si sta proprio bene e gli altri?-
-Arriva Gas, guarda, è in bicicletta però la spinge, la salita è dura!-
Ridete voi, ma quando torno a casa vado come il vento!
-Sentite? Questo è Gerardo con L'APE, che baccano di sicuro avrà caricato qualche arnese da lavoro da riparare-
- Allora- chiede Marco- che novità ci sono in piazza Garibaldi Giuseppe-?
-Hai visto il volantino faccia a faccia con Sindaco e Giunta? In via Roma è per il 2 luglio ore 20.30.
- Noi di via Roma ne avremmo di cose da chiedere, per pri... (continua)

Lucia Ghitti 27/06/2013 - 11:28
commenti 0 - Numero letture:651

Argomento: LA CONVERSAZIONE

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IL VIAGGIO

ILVIAGGIO

Avevo deciso di non farlo questo viaggio, ma il telegramma mi era giunto all’improvviso e non potevo certo fare finta di niente o tirarmi indietro.
La zia lo sapevo che era vecchia e mal ridotta ma non mi sarei mai aspettata che morisse così presto.
Erano anni che non andavo a trovarla ed ora questa storia dell’eredità e dell’apertura del testamento mi lasciava un po’ contrariata.
Il treno corre veloce sui binari, nello scompartimento non sono sola, con me ci sono anche due mie cugine e mia sorella.
La zia Alberta era la sorella di mia madre ed anche la sorella di mio zio.
Non erano mai andati molto d’accordo, poi lei non si era mai sposata ed era sempre rimasta nella casa materna mentre il fratello e la sorella se ne erano andati via dal paese quando erano ancora giovani e si erano iscritti all’università uno a Milano e una a Bologna.
La casa della zia che poi altro non era che la casa dei miei nonni, si trovava in montagna, sull’appennino tosco emiliano.
Un b... (continua)

Roberta Sbrana 27/06/2013 - 02:03
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Argomento: LA CONVERSAZIONE

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Contava la parola data.

Una volta si guardava al futuro con più serenità, si poteva guardare negli occhi una persona con dignità, bastava una stretta di mano, contava la parola data.

Se il nostro tempo vissuto è stato caratterizzato da uno sforzo collettivo estremo per avere e dare la libertà, oggi dico che abbiamo fallito, perché non era questo (che s' intendeva raggiungere) il senso
della libertà.
Quella che doveva essere pace e prosperità, oggi è avidità, potere, e disprezzo per la vita.

Si guarda al futuro che non c'è, milioni di giovani sono costretti a fare le cose più strane pur di far fronte ai propri bisogni quotidiani.

Milioni di persone dai 40 anni in su sono costrette a umiliarsi per poter portare il pane a casa.
Feriti nella propria dignità, non si ha il coraggio di guardarsi negli occhi, ogni giorno si ingoiano violenze psicologiche, tanto da far pensare logica la morte stessa come unica soluzione.

La nostra civiltà è stata corrotta dall'avidità, dall'egoismo, dall'egocentri... (continua)

donato mineccia 11/06/2013 - 12:44
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Argomento: LA CONVERSAZIONE

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