RACCONTI

     
 

In questa sezione potete consultare tutti i racconti pubblicati nell'ultimo mese in ordine cronologico dall'ultimo in poi. In ogni caso se preferite è possibile visualizzare la lista dei racconti anche secondo scelte diverse, come per ordine di mese, per argomento , per autore o per gradimento.

Buona lettura

 
     



Lista Generale

     
 



La mucca Carolina

Carolina viene messa sul camion, aveva visto molti dei suoi compagni entrare nello stesso posto dove stava entrando adesso, senza mai tornare, e quel presentimento terrorizzante, provocarono in lei delle lacrime negli occhi terrorizzati, qualcosa che certamente non può far pensare che loro non abbiano una coscienza; il suo sguardo in quel momento potrebbe essere rappresentato da una sola parola: Paura. Carolina è una mucca che come maggior parte della sua specie, è nata col destino segnato, durante la sua adolescenza sarebbe stata portata al macello e servita come cibo per gli esseri umani. Con gli occhi ben aperti, pieni di lacrime, lei sembrava capire che la fine era vicina, ma quello che lei non sapeva, è che la sua destinazione non era la stessa dei suoi predecessori, ma in realtà la destinazione era un bellissimo santuario per mucche dove lei sarebbe vissuta libera con altri animali della sua specie. L’aria estiva era così fresca e leggera che immersi nel verde della montagna si p... (continua)

Savino Spina 25/07/2016 - 13:55
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Le bisce

Erano molte le probabilità di incontrare una biscia. Eppure, fino a quel momento, a Giuseppe non era capitato.
Dopo un giugno capriccioso, con quell’alternanza di periodi torridi e umide rinfrescate, la vegetazione era diventata lussureggiante. Ma la maturazione dell’uva procedeva un po’ a rilento. Nonno Celso diceva che “il pittore” era pigro nel passare fra i filari a colorare gli acini.
Adesso era luglio, le giornate stabilmente calde e soleggiate.
– Non ce ne sono di bisce, qua intorno – lo rassicurava il nonno, mentre strappava le erbacce sui terrazzamenti del vigneto. Eppure Giuseppe, ossessionato dall’idea di imbattersi in una di quelle creature striscianti, voleva avere delle certezze. Le parole del nonno non lo tranquillizzavano del tutto, perché erano in contrasto con quelle di Dante, il figlio dello zio Alfonso. Dante era un ragazzo di diciassette anni, alto e un po’ magro, capelli neri che portava con un ciuffo alla moda. Stava spesso a torso nudo, indo... (continua)

Giuseppe Novellino 25/07/2016 - 13:03
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Capelli rossi

Mia moglie era stremata. Mai vista tanta sofferenza. Quasi mi insulta perché non sono in grado di alleviare le sue pene. Quando però il dolore prende il sopravvento, non è certo un massaggio che può attenuarlo. Mi getto in corridoio. Cerco aiuto: forse ci siamo. La portano immediatamente in un'altra stanza. Entro, le luci mi stordiscono. Intorno a mia moglie tutti calmi. Lei continua a urlare. Io, stranamente, non provo ne ansia o paura. Inconsapevolezza, forse. “Spinga signora, spinga!”. Si, amore, spingi. Non capisco come possa uscire da lì. Eccolo! Taglio il cordone. Ha i capelli rossi. È nostro figlio... (continua)

gabriele marcon 25/07/2016 - 11:55
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Agrodolce

Di tutte le figure che hanno accompagnato la mia infanzia la più cara per me è quella del nonno materno, Paolo.
Faceva un lavoro fa -vo- lo -so : il pasticciere.
Vista dalla parte di una bambina, si può pretendere una fortuna più grande?
Fino al mio matrimonio, cioè fino all'età di 26 anni, ho abitato nel palazzo del nonno che al primo piano era stato suddiviso in tre accoglienti appartamenti, uno per i nonni , gli altri per due sue figlie, mia madre Marina e mia zia Ilaria, anche lei sposata con figli; zio Riccardo e zia Elena, invece, abitavano fuori, rispettivamente a Macerata e a Napoli.
Quella casa, più che nella mente, mi è rimasta nelle narici perchè ogni giorno si impregnava del profumo dei dolci che nonno Pino con i suoi lavoranti preparava fin dalle prime ore del giorno: odore di vaniglia, fragranza di pandispagna e cioccolato, effluvi di spezie e aromi vari
si diffondevano nel fabbricato rendendo più dolce il risveglio a noi di casa ma anche agli inquilini che abi... (continua)

Aurelia Strada 25/07/2016 - 11:41
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Undici Chilometri 4.

La preparazione del pane era uno spettacolo che andava in scena due o tre volte la settimana, al quale assistevamo con mio fratello come se si trattasse di un film. Solitamente quando arrivavamo – eravamo alloggiati in una casa di proprietà della stessa famiglia, poco distante dal centro della frazione – il forno era già in funzione, alimentato con le fascine di legno di castagno stoccate in prossimità, ed Enrico era in procinto di iniziare la fattura del pane, servendosi di una conca di legno nella quale mischiare farina, acqua e lievito. Da lì in poi era un lavoro di braccia per girare e rigirare la farina facendola divenire un tutt’uno con gli altri elementi, formando una massa omogenea che si adagiava sul fondo della conca.
La prima fase della preparazione finiva con la formazione delle picce di pane da un chilo, pesate sulla bilancia a basculla, messe sulla pala di legno e infornate dopo aver liberato il forno ormai caldo dai resti delle fascine, chiuso infine con il suo coperchi... (continua)

Glauco Ballantini 25/07/2016 - 07:41
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