RACCONTI

     
 

In questa sezione potete consultare tutti i racconti pubblicati nell'ultimo mese in ordine cronologico dall'ultimo in poi. In ogni caso se preferite è possibile visualizzare la lista dei racconti anche secondo scelte diverse, come per ordine di mese, per argomento , per autore o per gradimento.

Buona lettura

 
     



Lista Generale

     
 

La tua morte mi fa bella

Come tutte le ferie degli anni trascorsi,anche queste decisero di passarle insieme. Lavoravano nella stessa Ditta,il primo lavoro,mai cambiato. Serena nell'ufficio amministrativo,Michela al centralino,Michela era cieca. Aveva trovato in Serena un'amica sincera,tanto da non poterne fare a meno,non per svolgere le normali azioni giornaliere,li se la sbrigava egregiamente,era per lei una presenza importante,il sapere che c'era rallegrava la sua sveglia la mattina,anche se il nuovo giorno aveva,per lei,lo stesso colore della notte. Erano ognuna un punto d'appoggio per l'altra,Serena,un viso d'angelo in un corpo sgraziato,disarmonico,il classico triangolo,spalle strette,bacino immenso,seno neanche a parlarne,ma in compenso pancia da vendere,bersaglio di scherno da sempre,nonostante,per contrasto,avesse quei lineamenti dolcissimi,circondati però da capelli simili alla canapa. Sembrava quasi che il suo creatore,sbigottito da quel volto,avesse voluto punirla. In ogni caso aver subito per trent... (continua)

Ivano Migliorucci 09/11/2014 - 12:09
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INCROCIO A GLENDALE

La statale tagliava in due Glendale, piccolo, insulso paese che si permetteva perfino il lusso di avere un semaforo.
E fu proprio a quel semaforo che Burt inspiegabilmente si fermò.
Era rimasto indietro dal gruppo e al rosso piantò una secca frenata e si arrestò.
Gli amici, là in fondo alla strada, si erano fermati ad aspettarlo, qualcuno lo chiamava, altri fischiavano e sghignazzavano.
Diede un’accelerata, abbassò la frizione e innestò la marcia.
Stava per dare gas quando una ragazza, dai lunghi capelli biondi, che si accingeva ad attraversare, si fermò indecisa.
Lui avanzò un poco con la moto fino a sbarrarle il passo.
Si guardarono.
Erano vicinissimi.
L’Harley Davidson borbottava impaziente.
Lui con un sogghigno l’apostrofò:
«Salta su bellezza, che ti faccio vedere le stelle!»
La ragazza non si scompose.
Resse il suo sguardo e continuò a fissarlo con occhi di ghiaccio.
Il giovane abbassò gli occhi per guard... (continua)

giorgio poletti 08/11/2014 - 23:58
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Dedica ad un amico fragile

Hai pianto mille lacrime e quando non ne avevi più te le sei fatte prestare; hai urlato a squarciagola fino a che la tua voce non era che un flebile sussurro contro le pareti del silenzio; hai preso a pugni il tempo per la rabbia di non poter tornare indietro; hai maledetto di esser nato ignorando la bellezza della natura attorno a te e pensando solo a ciò che avevi dentro; hai supplicato le ombre della notte di soffocarti con oscure carezze, senza pensare che l'oscurità avrebbe poi catturato chi ti ama; hai desiderato essere diverso da come sei, per la paura di non essere come gli altri, non pensando che distinguersi è una bella cosa; hai dimenticato di vivere, limitandoti ad esistere, come esiste un sasso, come esiste una scatola; e io so tutto questo perché l'ho fatto anche io in passato; ma è ora di gridare basta, è ora di pensare a te stesso, è ora di far vedere che anche tu puoi vivere, non solo sopravvivere, che anche tu hai voce in capitolo nel libro della tua esistenza e nel m... (continua)

Gilles Garufi 08/11/2014 - 21:37
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MIA MADRE RACCONTA

Avevo cinque o sei anni e in quel pomeriggio invernale, oltre a far freddo, piovigginava. In quel tempo non si conosceva il termine "televisore" come apparecchio domestico erogatore di notizie audiovisive, che dal 1954, se non ricordo male, cominciò ad infiltrarsi e quindi a poco a poco a dilagare nelle case della gente con tutti i pro e i contro, che tutti conosciamo e che d'allora lo stesso produce.
Mia madre, come tutte le madri, per salvaguardare la mia salute non voleva che io uscissi da casa per andare a giocare fuori con altri miei compagni di strada, che mi attendevano fuori, avendo preso appuntamento, già concordato nelle ore antimeridiane di ricreazione a scuola.
Io insistevo, ma lei m'imponeva con autorevole grazia di ascoltare le sue parole. A mio malgrado ubbidii, tenuto conto che aveva veramente ragione: fuori, oltre a sporcarmi, avrei potuto giocare con i miei compagni solo al riparo, magari dentro qualche stalla o altro luogo poco accogliente e igienico, non... (continua)

Gino Ragusa Di Romano 08/11/2014 - 10:46
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Domani sarà veramente un'altro giorno

Una luce,anche se tenue e delicata,può risvegliare dei ricordi profondi, come accadde quella sera a Livia mentre stava camminando lentamente verso casa. Era scesa dal bus poco prima. Non aveva fretta di tornare, non c'era nessuno ad aspettarla e sperava solo che arrivasse in fretta il giorno dopo. Il buio era sopraggiunto all'improvviso, dopo il lavoro aveva girato per il centro, cercando di allontanare il più possibile il momento del rientro. La sua piccola casa era lontana dalla strada, vicino ad altre vecchie costruzioni, che un tempo formavano una cascina. Si fermò nell'oscurità in un campo di grano ad ammirare le lucciole. Tracciavano scie luminose, disegni che duravano il tempo breve di un battito di ciglia. Era bello vederle libere. Una volta, tanti anni prima, ne aveva viste tante sprigionare tutte insieme una luce intensa, abbagliante per i suoi occhi di bambina. Ma erano prigioniere, sotto un bicchiere rovesciato sul tavolo: le aveva catturate suo padre per farle una sorpresa... (continua)

Ivano Migliorucci 07/11/2014 - 21:33
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