RACCONTI

     
 

In questa sezione potete consultare tutti i racconti pubblicati nell'ultimo mese in ordine cronologico dall'ultimo in poi. In ogni caso se preferite è possibile visualizzare la lista dei racconti anche secondo scelte diverse, come per ordine di mese, per argomento , per autore o per gradimento.

Buona lettura

 
     



Lista Generale

     
 

Marionette

L’accendino tossì una volta. Poi due. Alla fine la piccola fiamma si degnò di presentarsi. Scoppiettio di tabacco pressato e catrame. Inspirò, poi espirò. Osservò il fumo che si muoveva sinuosamente davanti a lui. Gli piaceva perdersi fra l’azzurro di quel fumo, quelle poche volte che si concedeva una sigaretta. Aiutava a pensare.
“Come hai fatto a ridurti così?”. Bella domanda. Forse è solo che il tempo passa e tu passi con lui. Passi invisibile fra i secondi che si accavallano, e i secondi diventano giorni e poi anni. A volte non ci pensi, ma la tua mente continua a farlo. E dopo dieci anni, ti risvegli di colpo. E la tua mente è lì, a presentarti il conto di dieci anni di pensieri inespressi, frasi non dette, ispirazioni soffocate. Bah!
“Bah!”- gli uscì ad alta voce, sputando fuori il fumo. Sorrise. Parlava ancora da solo dopo tanto tempo. Bene, almeno quel poco di pazzia che aveva gli era rimasta. Gli è cara. “Sono sempre stato abbastanza pazzo da non diventarlo del tutto”, pensò... (continua)

Tommaso Ferranti 06/09/2015 - 11:22
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Conchiglia di perla

Ancora non giungeva l’alba nella gelida frescura della notte lunare sotto l’oceano fluttuante, incamerati nel riparo corallino si adagiava sulla roccia pendente. Anemomi rossi fluttuanti mi portavano nuovo microscopico plancton di alghe alle mie vulve semichiuse, potendolo assaporare dolcemente senza che tutto il borioso giorno se ne accorgesse del dopo quando tutta la marea trasporta anche molta sabbia. Strascichi di pinne che ci incuriosiscono e ci volteggiano durante le ore di luce quando sono in movimento fruganti e divorantisi a vicenda strisciandoci vicini, la mia meraviglia di perla nera, che avevo nel mio pinnacolo ondeggiava solleticando i due estremi del guscio semichiuso riproduttivo. Le nostre creature esemplari, noi custodi della rarità, ma non tutte vi riuscivano, alcune di conchiglie anche due potevano farne nascere. Nell'acqua aperta ormeggiavamo lo schivo fluttuare del tepore oceanico assistendo a spettacoli incoraggianti, cui del resto facevamo poco parte per il no... (continua)

Luca Di Paolo 04/09/2015 - 15:33
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Farewell

Non potevo dirtelo. Quindi te l’ho disegnato.
Tu avrai capito, sicuramente. Ne sono certo. In fondo, già lo sapevi.
Ecco, forse, dico forse, quello che non hai capito è che era anche qualcos’altro. Un addio. Farewell.
Quel foglio spesso, pesante, rugoso ( 50% cotone, mica cazzi) era anche la mia ultima carta. Non da giocare, no. Da scartare.
Sono seduto a questo tavolo da gioco da troppo tempo. Senza più una lira. Si, sono abbastanza vecchio da trovarmi più a mio agio scrivendo “lira”. Ma non così vecchio, dai. Forse vecchio dentro, ma quello da sempre. Sono fatto così.
Un po’ ho avuto mani pietose, un po’ le ho giocate male io. Diciamo che la verità sta nel mezzo.
Fatto sta che, pezzo dopo pezzo, ho perso tutto. Mi rimaneva questa carta e già sapevo che era per te. Chiamiamola un’eredità. Mi piace essere pretenzioso, a volte.
Ora, mentre mi alzo, nonostante tutto sorridendo, penso che sia giusto così: affinché qualcuno vinca, qualcun altro deve perdere. Ci piace pensare che n... (continua)

Tommaso Ferranti 04/09/2015 - 01:47
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CATENE D\'AMORE

CATENE D'AMORE
<<No!>> Si disse con convinzione, guardandosi allo specchio. Il duca di Hesterfilde, non poteva interessarsi ad una Miss Hunk qualunque. Eppure egli le aveva inviato dei fiori, quella mattina e nei giorni scorsi le aveva accordato il permesso di poter passeggiare sulla sua proprietà, ben più grande della loro.

Era girato verso la finestra. Jane Hunk era nel suo giardino, bene. Doveva trovare moglie, altrimenti non sarebbe entrato in possesso dell'eredità paterna. Certo aveva il lascito dello zio, morto quello stesso anno, fortunatamente senza lasciare eredi, pensò con cinismo. Tornò a concentrarsi sul suo problema, lei era una borghese, ma almeno era gradevole e giovane e la sua proprietà confinava con la propria, il che non guastava. L'idea di finire in catene non lo allettava minimamente ma ancor meno allettante era la prospettiva di dover rinunciare a quanto gli spettava. Era una sciocca clausola, pensò con rabbia. La sua sola fortuna era che non vi er... (continua)


Marirosa Tomaselli 03/09/2015 - 18:56
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Tutta colpa degli occhi

Ed alla fine è sempre con loro che tutto inizia e termina.
Il primo sguardo, quello che ti fa innamorare, che ti fa sentire attratto da una persona

I successivi, nei quali guardi gli occhi altrui e hai l'illusione di sapere cosa ti stanno dicendo
credendo di poter vedere nel loro animo

Gli sguardi, quelli che fanno arrabbiare, dai quali scaturiscono liti furiose, quelli che leggono messaggi, guardano foto e che spesso poi fraintendono

sguardi che vivono momenti che verranno ricordati nel tempo, scene uniche, oppure devastanti, che le memorizzano e dalle quali non ti libererai mai, perché nulla è più indelebile dei ricordi

Passano o si affievoliscono le sensazioni, sfumano i sentimenti,  ma i ricordi no, un ricordo è per sempre, sia esso dolce o tremendo fardello

Ed io ho imparato a non fidarmi più del mio sguardo, soprattutto di quello altrui, perchè gli occhi vedono solo ciò che vogliono vedere, e trasmettono ciò che vuoi che l'altro percepisca


Ed è tutta maledet... (continua)


Daniel Bertuolo 03/09/2015 - 10:45
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