RACCONTI

     
 

In questa sezione potete consultare tutti i racconti pubblicati nell'ultimo mese in ordine cronologico dall'ultimo in poi. In ogni caso se preferite è possibile visualizzare la lista dei racconti anche secondo scelte diverse, come per ordine di mese, per argomento , per autore o per gradimento.

Buona lettura

 
     



Lista Generale

     
 

La scelta

Sono stanco!
Posso provare a correre ancora ma le forze ormai mi mancano,
la gola è secca, sento le tempie pulsare,
gocce fredde di sudore sulla mia fronte, mi sembra di non andare mai avanti.
Aspettami! Ti avevo promesso che mai avrei permesso a qualcuno, neanche a me stesso di farti del male.
Aspettami sto arrivando, dovrei correre di più ma il mio corpo,
affaticato, lento, non mi permette di farlo
È tardi, terribilmente tardi, c'è troppa gente
mi parlano, mi interrogano e poi bloccano, non lasciano spazio a i miei pensieri.
come ti potrò spiegare che non sono stato in grado di scegliere, che per una volta, solo per questa volta avrei potuto scegliere te.
Corro!
Corro più veloce che posso, corro per chiederti scusa, perdono, corro per toccarti ancora una volta, corro per far si che non sia l'ultima volta. Corro perché ti ho chiesto di avere fiducia, corro da te che mi stai aspettando...

...Ti ho aspettato,
e poi aspettato ancora immaginando, sperando fossero quest... (continua)


Tizi Ian 06/01/2015 - 23:23
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\'NA BATTUTA DI CACCIA ALL\'APERTURA

Cinquant’anni havi stu discursu, ora nn’ haiu a fari sittanta, perciò aviva diciannov’anni fatti nni lu timpu ca successi stu cuntu.
Iera ’na notti d’agustu sirena, lu cilu iera stiddiatu e la luna chijna ccu luci e ummiri disignava ’n terra arvuli e casi comu un valenti pitturi ca ccu lu pinnellu ’n manu ’nquatra ccu l’ucchi lu so panorama.
Versu li dui di notti di ssu jurnu tantu aspittatu di li cacciatura s’arricamparu nni la casa di campagna di me zianu, don Turiddu, frati di ma matri e cacciaturi finu, antri cacciatura di Palermu, cu machini attrizzati di congelatura, cani di razza cirneca, setter, spinuna, scupetti a canni parallele, a canni sovrapposte, automatici, ’nsuma pariva ca si aviva a fari no ’na battuta di caccia, ma ca si aviva a iri a lu frunti.
Ssu jurnu iera di la caccia l’apertura.
Appena arrivaru ddi amici nn’abbrazzammu tutti cu stritta di manu, vasati e battuti di manu nni li spaddi. “Comu sì Turì, bunu Severì e tu Filì ti passà la gamma” e tanti antri bedd... (continua)

Gino Ragusa Di Romano 04/01/2015 - 18:14
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I SETTE VIZI CAPITALI (LA GOLA) PARTE UNO

-1 LIBRO 7 VIZI CAPITALI 112

Crozio era un uomo vecchio e malato, stanco della vita e di tutto ciò che si accompagna ad essa. Le ricche e opulente stanze della reggia non suscitavano più nel suo animo la consueta sensazione di potere e i pensieri che anni prima erano nitidi e ben delineati nella sua mente ora apparivano ogni giorno più sfocati, come se l'età, come spesso avviene, avesse quasi cancellato le sue capacità cognitive, simile ad un tarlo che dopo aver rotto lo strato più duro del legno incomincia ad assaggiare la dolce polpa di resina, per consumarla lentamente, fino a lasciarla in forma di polvere senza vita. Seduto sul suo trono d'ebano, attendeva fin dalle prime ore del giorno l'arrivo, a mezzodì, e i suoi consiglieri fidati, che erano tenuti ad informarlo, giornata per giornata, delle notizie che circolavano nel suo piccolo regno. Crozio, però, non era un uomo solo. Lo circondava una famiglia, unità q lui nell'amore e nel rispetto profondo di una persona sempre ligia... (continua)


Federico Maria Di Vizio 03/01/2015 - 22:14
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EL BRUNO S'EN VA IN CITTA'

Aveva raggiunto il limite.
Prese il giaccone dal vecchio attaccapanni, i guanti, il cappello e indossando il tutto in maniera disordinata e frettolosa sbatte la porta di casa. Respirò l’aria umida e fredda che l’inverno aveva disteso sui campi, come un velo impenetrabile dai raggi del sole.
Lo sguardo si disperse sulle colline abitate dagli sparuti vigneti. I rami, nodosi, attendevano con pazienza la potatura.
Anch’egli sentì il bisogno della soppressione dal lordume che la vita gli aveva, suo malgrado, donato.
Strinse il mazzo di chiavi nella mano callosa, la riaprì per guardarle un ultima volta, quasi a salutarle. Il lancio fu preciso, al centro del corso d’acqua, gonfio delle piogge dei giorni trascorsi.
Il sentiero, tra i campi, con i suoi canali scavati dai trattori, ormai ricordi di un autunno laborioso, gli argini di acciottolati ai lati del torrente, fatiche di un’estate calda e promettente,
si seppellivano, ad ogni passo, sotto una coltre infinita di rabbia.
Camminav... (continua)

paolo signorini 30/12/2014 - 11:46
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Lettera a un amico malato

Caro amico mio sono giorni che provo a chiamarti a telefono, ma non mi rispondi… so che sei afflitto e non vuoi vedere nessuno … ti prego di leggere attentamente, se non l’ho vuoi fare per te allora fallo per me non permettere alla tua malattia di avere il sopravento, non lasciarti andare, affrontalo con l’umorismo… provaci, è efficace, e una
qualità che consente di far fronte alle situazioni in modo costruttivo, anche in circostanze sfavorevoli. Quando svolgiamo le attività di tutti i giorni l’umorismo e le risate ci permettono di non esaurire le nostre energie, di alleviare la stanchezza e di evitare l’autocommiserazione” Naturalmente ciò che fa ridere varia da persona a persona e da cultura a cultura. Perché come la bellezza dipende dai gusti dell’individuo, anche il senso dell’umorismo è soggettivo.

Ma indipendentemente dalla cultura e dall'educazione ricevuta, spesso l’umorismo è
un mezzo efficace per comunicare e un buon modo per sfogare l’ansia, la tensione e l’insicur... (continua)


donato mineccia 29/12/2014 - 17:57
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