RACCONTI

     
 

In questa sezione potete consultare tutti i racconti pubblicati nell'ultimo mese in ordine cronologico dall'ultimo in poi. In ogni caso se preferite è possibile visualizzare la lista dei racconti anche secondo scelte diverse, come per ordine di mese, per argomento , per autore o per gradimento.

Buona lettura

 
     



Lista Generale

     
 

I social che ci dissociano

I social ci rendono anti-social, ci dissociano e ci fanno perdere la realtà. "Ci facciamo" e ci esaltiamo di persone che commentano, ci facciamo di fatti che non ci appartengono e abbiamo vergogna di ammetterlo. La prima cosa che facciamo quando usciamo è trovare un po' di rete o un Wi-Fi o chiediamo c'è il Wi-Fi?.
Sorridiamo solo in cam per fare bella figura, ma in realtà sono solo sorrisi
finti. Li usiamo mentre parliamo, mentre mangiamo, mentre andiamo al gabinetto e a furia di aggiornare, la nostra vita passa e perdiamo i momenti migliori.
Abbiamo paura di parlare in faccia e quindi sfoghiamo il nostro odio represso sui
social e quindi scriviamo "#odiottuti" "#fatepena" "#sparite". Appena ci
svegliamo siamo già sui Social Network, dal letto il pollice su e giù sullo
schermo. Ci deprimiamo perchè sembra che noi non facciamo mai niente, nel vedere
gente che posta, foto dove si divertono, viaggiano o altro, e non c'è più il
bisog... (continua)

Emanuele Pece 07/09/2015 - 13:46
commenti 4 - Numero letture:434

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Dalla finestra

Ti osservo scrivere, versare lettere su quel tacquino, ne stringi dolcemente i bordi con la mano destra, mentre travasi quelle parole dall'anima al cuore, dal cervello alla sfera di quella penna nera e dorata, per poi riversarle come un fiume in piena sul bianco di quella pagina ancora da inventare.

La biro è blu, toccando il foglio però inizia a scrivere in nero, non per magia, ma perché quelle parole arrivano dal tuo sangue che si mischia all'inchiostro mutandone la struttura.

Ti alzi dalla tua scrivania, quando l'emozione di ciò che scrivi si fa più densa e la penna inizia a tremare, per dare uno sguardo alle stelle mentre mordi la penna.

Un salto in cucina per prendere un calice e versarvi del Bonarda, il tuo vino preferito, perché bisogna fluidificare quelle parole, le emozioni sono troppe e le parole iniziano ad accumularsi in un vortice di frasi che vanno rimesse in ordine.

Ed io rimango li in silenzio, ad ammirare ciò che scrivi, guardando le parole che scrivi mat... (continua)


Daniel Bertuolo 07/09/2015 - 13:19
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Nebbia

Nebbia.
Osservando fuori dalla finestra, non vedeva altro che nebbia.
Quasi con sorpresa, si accorse che dentro se stesso stava ripetendo quella parola ossessivamente.... “Nebbia”… Sempre più lentamente… “Nebbia”… Sempre più piano… “Nebbia”…

Era come se volesse seguire con le lettere le volute di denso vapore che si accavallavano e si contorcevano a pochi metri da lui. Si stava estraniando. Come sempre. La nebbia lo chiamava, gli parlava. Non era più nel suo corpo, era fra le volute di vapore. In quello stato di stordimento si sentiva meravigliosamente anabulico. Non sentiva niente, non era più perturbabile di un sasso.

Sapeva bene che non era né più né meno che un tossicodipendente. Ma la sostanza che lo richiamava e lo inghiottiva non si poteva comprare né toccare. Non si poteva ingoiare o iniettare. Neanche sniffare.

Era dentro di lui, dentro la sua testa. Sempre. Continuamente. Bastava un guizzo di pensiero per sniffarla. Un battito di ciglia per iniettarla. Una giornat... (continua)


Tommaso Ferranti 07/09/2015 - 12:14
commenti 0 - Numero letture:414

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su 4 votanti


Cara Maestra...

Com'è triste il giorno di maggio dentro il vicolo povero e solo! Di tanto sole neppure un raggio, con tante rondini neanche un volo..”
Cominciava così “La gioia perfetta”, la poesia che la Maestra ci spiegava quella mattina di maggio. Una poesia che in quegli anni andava per la maggiore nelle scuole elementari che narrava di una povertà ben portata; una povertà serena perché “pure, c'era in quello squallore, in quell'uggia greve e amara, un profumo di cielo in fiore, un barlume di gioia chiara.”

Non c’era da dolersene, in fondo non era drammatica, una condizione della vita che non era colpa di nessuno, e poi bisognava anche sapersi accontentare di quello che si aveva, gioendo delle piccole soddisfazioni che non erano per niente negate. I fiori, per primi, ma anche i bambini.
“C'era... c'erano tante rose affacciate a una finestra, che ridevano come spose preparate per la festa. C'era, seduto sui gradini d'una casa di pezzenti, un bambino piccino piccino dai grandi occhi risplendent... (continua)


Glauco Ballantini 07/09/2015 - 09:57
commenti 4 - Numero letture:485

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su 8 votanti


Marionette

L’accendino tossì una volta. Poi due. Alla fine la piccola fiamma si degnò di presentarsi. Scoppiettio di tabacco pressato e catrame. Inspirò, poi espirò. Osservò il fumo che si muoveva sinuosamente davanti a lui. Gli piaceva perdersi fra l’azzurro di quel fumo, quelle poche volte che si concedeva una sigaretta. Aiutava a pensare.
“Come hai fatto a ridurti così?”. Bella domanda. Forse è solo che il tempo passa e tu passi con lui. Passi invisibile fra i secondi che si accavallano, e i secondi diventano giorni e poi anni. A volte non ci pensi, ma la tua mente continua a farlo. E dopo dieci anni, ti risvegli di colpo. E la tua mente è lì, a presentarti il conto di dieci anni di pensieri inespressi, frasi non dette, ispirazioni soffocate. Bah!
“Bah!”- gli uscì ad alta voce, sputando fuori il fumo. Sorrise. Parlava ancora da solo dopo tanto tempo. Bene, almeno quel poco di pazzia che aveva gli era rimasta. Gli è cara. “Sono sempre stato abbastanza pazzo da non diventarlo del tutto”, pensò... (continua)

Tommaso Ferranti 06/09/2015 - 11:22
commenti 2 - Numero letture:330

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su 3 votanti



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