RACCONTI

     
 

In questa sezione potete consultare tutti i racconti pubblicati nell'ultimo mese in ordine cronologico dall'ultimo in poi. In ogni caso se preferite è possibile visualizzare la lista dei racconti anche secondo scelte diverse, come per ordine di mese, per argomento , per autore o per gradimento.

Buona lettura

 
     



Lista Generale

     
 

Non può tornare l\\\'alba.

Baratti guardava il cielo terso e muoveva il naso aquilino in aria come un cane da tartufi, sentiva odore di neve, il suo intuito si era talmente affinato da poter prevedere le condizioni atmosferiche muovendo anche la sola mano nell'aria, quasi a tastarla. Due suoi compagni, che neppure conosceva, stavano rannicchiati dentro un grosso cartone, forse l'imballaggio di un frigo, lo guardavano da lontano muovere la mano nel vuoto, sembrava danzasse sulle ali di piccole folate di vento gelido. Ma a loro non importava nulla, Baratti era uno dei tanti matti che s'incontravano qua e là, appostati nei sottopassaggi o all'ingresso della stazione. In effetti ora piccoli cristalli invisibili si notavano sulle spalle dei passanti, il vento si era arrestato di colpo e la luce del pomeriggio volgeva
ad uno strano color orzata. Baratti si strinse un po' nel cappotto, i bottoni allacciati sfalsati lo facevano pendere da un lato, dandogli un'andatura storta come un manichino instabile.
(Eh già, l... (continua)

FRANCESCA GUECI 11/08/2013 - 20:24
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DUE PASSI TRA LE FOGLIE

Sono seduto su una panchina del parco. Il sole fa capolino tra i rami degli alberi allineati. È autunno inoltrato. Il viale è cosparso di foglie, un tappeto di foglie. Il loro colore è una varietà incredibile di tinte che vanno dal giallo al marrone. Mandano scricchiolii come lamenti ad ogni passo.
Penso a un percorso di tante persone. Uomini e donne che si guardano, sorridono, si raccontano. Forse delle loro intimità non sanno nulla l'una dell'altra. Io però sì. Le conosco tutte, una ad una.
Mi piacerebbe rivedere quel riflesso rugginoso negli occhi di Giovanna, riascoltare la sua risata, il timbro della voce e arrossire per quel gioco di mano sotto la gonna, la sera del suo diciassettesimo compleanno.
Vorrei camminare abbracciato a Francesca, sentire la consistenza del suo piccolo seno, i capelli a solleticarmi il collo, l'alito caldo che scivola via, il bacio che sa di mentine e di pesca matura, nel buio di quella cantina.
Starei al fianco di Giorgio per una chiacchi... (continua)

sergio boldini 09/08/2013 - 17:53
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La Quercia dei sogni

Il nevischio luccicava sotto i fasci di luce che uscivano dalle finestre del piano terra. Al primo piano era accesa la luce dell’ufficio direzionale. Danilo era rientrato in ritardo. Si tolse il cappotto. Si sedette alla scrivania, con occhi lucidi e la mente impressa dei sorrisi di tanti bambini che la vita aveva loro bistrattato. Da otto anni, Danilo aveva dato vita alla società “La Quercia dei sogni”, una Onlus con unica missione: rimettere dalla malattia i bambini quelli già avviati a non più esserci causa grave patologia. Un compito arduo per Danilo, quel compito utile a realizzare miracoli sperando nel più grande di tutti: la guarigione. La società viveva di libere contribuzioni di generosi cittadini, banche e offerte da programmi televisivi locali; il quanto bastava per sopravvivere annualmente.
Nel cuore di Trieste, a pochi passi dal Teatro Verdi, nel palazzo Ottocentesco, la fondazione lavorava senza sosta, con compiti anche difficoltosi: esaudire i desideri dei piccoli “... (continua)

Gianmarco Dosselli 31/07/2013 - 19:46
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LA CURANDERA

Si chiamava Lida.
Abitava al secondo piano del mio palazzo, io al terzo.
Ogni giorno passavo sul pianerottolo di fronte alla sua porta e quasi ogni giorno, quando sentiva che stavo salendo su per le scale, si affacciava alla porta per salutarmi e sentire come mi fosse andata la scuola.
Io ero ancora una bambina quando conobbi la signora Lida che, da subito, per me fu “nonna Lida” ed è così che l’ho chiamata, fino in fondo.
La “nonna” era una signora anziana, ma non ho mai saputo darle un’età precisa.
La sua pelle non aveva rughe, era liscia e bianca.
I capelli scuri erano sempre raccolti in una piccola crocchia quasi all’altezza della nuca, poche forcine e un pettine che le teneva i capelli sempre tirati per lasciare la fronte scoperta.
I suoi occhi erano piccoli ma vivacissimi e quando ti guardava sprizzavano di gioia.
Era vedova e per questo vestiva sempre tutta di nero.
Il marito le era morto tanti anni prima, quando ancora era giovane e da quel momento aveva se... (continua)

Roberta Sbrana 26/07/2013 - 10:29
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Amore amaro

Ogni sera, rientrato dal lavoro, mi saluta dicendo: "Ciao Amore". Il suo sorriso stampato sul volto, il modo in cui quelle parole gli escono di bocca, quella sua grande mano che mi sfiora il volto, che belle sensazioni. Gesti che mi danno la sensazione di essere importante per lui. Peccato però che questo sia il nostro unico momento di dialogo e di scambio di emozioni. Già il lavoro per lui è la scuola per me non ci danno la possibilità di trascorrere molto tempo insieme, ciò che ci resta è la sera. Non so per quale motivo ma tra di noi, un discorso costruito, qualche semplice scambio di idee o emozioni, non riesce. È brutto quando la sera c'è tutta la famiglia riunita a tavola per la cena, tutti scambiano parola e dialogano e lui con la testa nel piatto pensa a mangiare e non spiaccica una sola parola, oppure vedere che con mio fratello tutto ciò di cui sa parlare riguarda il calcio. Sinceramente mi piacerebbe che lui sia più presente nella mia vita, molto spesso quando gli... (continua)

Benedetta Romagnoli 15/07/2013 - 22:04
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